Mi veniva per la via una gran tentazione di domandare alle ragazze: “Per piacere, lei conosce la Silvia?„ e a qualche artigiano sull'uscio che levava su di me gli occhi tranquilli: “Scusi, lei è quello che s'affretta a fornir l'opra?„; e quando uscii dalla città e scesi giù nella viottola, imbattendomi in un grosso, canuto, arcigno prete: “Vero che lei è del natio borgo selvaggio?„ Ma nulla dissi di simile, ma guardavo in faccia la gente serena e mi veniva da ridere. Per la lunga viottola suburbana nessuno incontrai, altro che un giovine imberbe vestito con pulita semplicità che mi veniva dietro. Io ogni tanto gettavo l'occhio su la gran valle vestita dal sole il quale avea sorpassato il monte che m'era a ridosso, e dall'altro lato guardavo le mura sovrastanti, grige, tetre, ma con giardini pensili di molta verdura, e ombrelli fioriti di oleandri, gaudenti all'ombria. Io guardavo attorno e lui guardava me.

— Scusi, — diss'io, — il palazzo Leopardi?

Parea come aspettarsi questa mia domanda, perchè mi si accostò e disse cortesemente:

— Vedete là in fondo? S'entra per una stradicciuola che è presso quella che faceva il poeta quando veniva da casa sua al monte Tabor, che adesso lo chiamano il colle dell'Infinito, perchè dovete sapere che le sue poesie le faceva qui. E quello lassù lo vedete?

— Cosa?

— Quella punta, — e indicava una cima sopra gli edifici della città, che si inebriava davvero nel sole. — Quello è il campanile di Sant'Agostino, là ci stava il passero solitario.... e ce ne sono tanti ancora. Poi vedrà la casa di Nerina....

Anche questa volta rimasi compreso da tanta erudizione e gli chiesi: — Ma ella è per lo meno studente?

— No, — mi rispose: — imparo a fare il fattore; — e di fatti quel valente giovane mi disse tante belle cose sul commercio delle scarpe, su le principali famiglie di Recanati, sul raccolto dell'annata: — Voi con cinque lire vi portate via un paio di scarpe buone.

Così conversando venimmo al Monte Tabor: esso non altro è che un piccolo sperone del monte con su un melanconico edificio che è il convento delle monacelle di San Stefano.

Dalla parte della città v'è l'ospedale e l'ospizio dei vecchi: alcuni vecchi lenti e curvi in un bel recinto a giardino coltivavano in quel mattino i loro floridi oleandri.