Sei forse tu l'acqua utile et humele et preziosa et casta del divino canto francescano alle cose create?
Il tempio era ancora aperto e potei entrare per vedere la Porziuncola, che è, come tutti sanno, il piccolo romitorio di san Francesco, sul quale venne poi elevato il tempio: cioè come a Loreto.
Anche la casetta della Porziuncola, fatta di pietre da taglio annerite e forti, ma tutta scintillante di preziose e divote cose, con sei lampade scendenti dalle catene d'oro sino a terra, era aperta.
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Non v'era alcuno nel sacello meraviglioso, ma poi bene osservando vidi qualche cosa, ed era una donna che divotamente pregava e così si stringeva con le braccia al seno e così pietosamente che sussultava tutta.
Io non so di che ella pregasse il nostro soave e buon santo Francesco, ma certo non per la salvezza del suo corpo perchè questo era in lei così distrutto e gramo che faceva pietà. Ma certamente pregava affinchè le tenebre non vincessero, affinchè non si morisse, affinchè non si spegnesse l'anima, affinchè non scendesse in quelle tenebre l'anima, affinchè dalle carni già dissolute l'anima sopravvivesse, salisse. Giacchè per nessuna altra cosa, di quelle che si incontrano per la mondana via, non si può pregar tanto Iddio!
Ella, come tanta parte della umanità credente, si rivolgeva a san Francesco, come ad avvocato e patrono presso Iddio. Certo nessuno più di lui fu vicino a Cristo che è una parte della Trinità, benchè egli non abbia avuto la mortale melanconia di Cristo; ma ebbe anzi io non so quale ingenua lietezza italica, fu cavaliero e poeta, e in questo differisce la sua imitazione; e certo nol seppe. Ciò non toglie però che egli sia sempre ottimo patrono presso Dio. Ma perchè ciò sia, bisogna credere che il figlio di Pietro Bernardone sia presso Dio.
Dunque tu che per questa valle ragionando con frate Leone per il verno a Santa Maria degli Angeli venivi; tu che domasti col segno d'amore il lupo d'Agubbio e chiamavi sorelle le tortore e fratello il Sole; tu che dalle grotte del Subasio, dalla selvaggia Avernia radunavi intorno a te le rondini dell'aria e i fiori della terra; tu vivace e innamorata e laboriosa anima oggi sei alla destra di Dio, e sei arbitro della vita e della morte?
Io non lo so perchè è inverosimile. So che il tuo corpo, qui in questa terra spento, dato nudo alla terra, qui riposa sul monte, alla estremità: di fronte alla tomba di santa Clara, la spirituale amica tua. Ma l'anima dove sia io non so. Però se essa non si è diffusa qui in quest'aria, certo in qualche luogo dev'essere: e più certo è che questa gente di ciò solo ti prega, cioè che l'anima non muoia: ma dove, quando ci rivedremo? Giacomo Leopardi prima di morire disse che forse ci saremmo riveduti presso il prato dell'Asfodelo.
Allora io sentii la voluttà di lagrimare e di pregare ancora, io forte e giovane, accanto a quell'umile donna, povera ruina umana!