— E lei non ha paura dell'inferno? — chiese il Pasini.
La signorina levò verso il mio povero amico, dal suo angolo, i più begli occhi canzonatori di cui io abbia memoria.
— Speriamo che Iddio e san Francesco mi usino misericordia, — disse poi.
Anche la signora moglie di quel signore dovette convenire che l'ostessa era una figura molto piacente.
Diciottenne: alta, opima, matronale nelle movenze, vestita senza alcuna eleganza: un largo camiciotto bianco senza taglio con larghe maniche serrate al polso, da cui uscivano due pure mani, e ai piedi le pantofole. Ma la testa bruna e rosea, con tutte le linee sviluppate, avea qualcosa di squisitamente italico: la testa della Madonna della Seggiola che giovaneggia e ride! La voce pur così musicale nell'umbra melanconia degli accenti, avea delle venature sottili di ironia come le lamine di acciaio che si intravedono nelle casse forti e avvertono che l'eleganza del mobile è solo apparente: resiste al fuoco e al maglio.
— Scusi, signorina, ma questo brodo è molto salato, — notò il Pasini, e avea pienamente ragione.
— Egli è perchè è troppo sostanzioso ed è tutto di pollo, — fu pronta a rispondere.
Io volli rimediare ed osservai invece che il fritto di cervella era straordinariamente eccellente ed abbondante.
La signorina mi rispose il giorno seguente nella nota.
Anzi il dì seguente le facemmo le nostre congratulazioni per l'abilità non comune con cui, da sola, dirigeva il suo albergo. Ella rispose così press'a poco: “Siamo due sorelle e due fratelli. Nostro padre, che ha negozio anche di caffè e di salumeria, ci ha abituati a tutto. Noi facciamo i migliori salami e prosciutti di tutta l'Umbria e ne mandiamo perfino a Roma. Quando viene l'autunno, si lavora tutti quanti siamo in casa nella carne suina e non con le macchine chè non vien bene, ma con le mani.„