— E anche lei lavora nella carne suina con le mani? — chiesi io.

Ella levò il sipario delle palpebre che coprivano quelle languida pupille di viola, mi avvicinò al volto le affusolate mani di marchesa, e disse:

— Anch'io lavoro nella carne suina!

*

Mi assicurava quel signore, nostro commensale, che ad Assisi tutti vivono su san Francesco e su santa Chiara. Egli ne era indignatissimo. — Vedrà domani, quando vorrà visitare il convento di San Francesco...., i ciceroni, i mendicanti, le guide....! Non si salva: io e mia moglie fuggiamo domattina per la disperazione.

— Oh sì! — sospirò la sua signora che soffriva di visceri e anche dell'Acqua di Nocera Umbra che l'amabile ostessa le avea fatto pagare centesimi settanta, puro prezzo di costo, diceva. Più tardi seppi che quel signore era un professore e allora mi spiegai l'acredine delle sue parole: i professori sono di solito bravissima gente, ma hanno la digestione difficile, e pare sempre che abbiano mangiato sostanze grevi ed acerbe.

Io la mattina, levatomi per tempissimo, con il sussidio della guida Treves, potei visitare tutto a mio bell'agio, tanto il convento, come la chiesa bassa, come la chiesa alta di San Francesco; passare ad una ad una le pitture giottesche, ammirare tutte le meraviglie di quell'edificio che è fortezza, monastero, tempio sopra posto a tempio, museo d'arte, unico nel suo genere al mondo e così noto, specialmente agli stranieri, che qui è inutile parlarne.

Non mancarono, è vero, le guide e i ciceroni e i sacrestani, ma io tenni loro press'a poco questo discorso:

— Permettano, di grazia, o signori, che per una prima impressione mi valga dei miei occhi, domani e i giorni seguenti ricorrerò, ne stiano certi, ai loro lumi ed alle loro parole.

E così potei guardare ed ammirare senza suggerimenti.