Verso le nove mi raggiunse nel tempio l'ingegner Pasini, il quale per il suo compiuto ed elegante vestito da ciclista, attirò in modo speciale le guide intorno a sè. Egli quando arriva in qualche città che giudica d'importanza, leva dalla borsa un berretto alla russa, bianco fiammante, sotto la cui gran cupola fa bellissimo vedere: un paio di calze scozzesi sgargianti aggiungono di esotica gravità. Ma egli si liberò dagli importuni assicurando che il tempio lo avea visto benissimo e che intendeva di andare a prendere il caffè senza guide.
Così entrammo nella città seguiti ogni tanto da nuove guide e da mendicanti di varia età. Il tempio romano a Minerva, la casa del Metastasio ci passarono dinanzi e giungemmo all'altra estremità ove sorge il tempio di Santa Clara e dove l'innamorata santa è sepolta.
Di qui la vista su la valle è stupenda e la cupola del Vignola in quella verde solitudine accesa dal sole così che parea vaporare scintille ed oro, in quel gran piano, sola, ardita, produceva un effetto quasi di magia: ma vero è anche che i mendicanti vecchi e piccini non ci lasciavano in pace; ogni tanto le brutte mani ci toccavano le spalle per avvertirci che se davanti c'era Santa Maria degli Angeli, dietro c'erano anche loro.
Per quanto la mendicità si consideri presso di noi come un'istituzione sociale, aggravata in Assisi dalle tradizioni — male interpretate del resto — del Santo che fu cavaliere della Povertà, tuttavia la cosa diventava seccante, quando per buona ventura sopraggiunse un giovinetto di circa quattordici anni, decentemente vestito di rigatino con le scarpe ai piedi e il cappello in testa, il quale rinnovando il quos ego! di Nettuno, cominciò a rimbrottare l'uno e l'altro così: — Eh, tu l'hai avuto il soldo...., tu non ne hai bisogno, tu puoi andar a lavorare, tu hai avuto già due soldi che li ho visti io! — I mendicanti si ritraevano con certe mosse timide e irose che facevano un bellissimo effetto: insomma in breve ce li spazzò tutti.
Io guardai il nostro liberatore: era un visetto acuto e vivo e gli proffersi venti centesimi, per le medesime ragioni morali — si parva licet componere magnis — per cui i proprietari del Viterbese pagavano un cánone fisso al brigante Tiburzi per essere liberi dai briganti minori.
Ma con nostra sorpresa il giovinetto ricusò.
— Tu non fai il mendicante?
— Io no, io faccio il facocchi (il carrozziere).
— E come ti chiami?
— Il Pelosino.