Con tutto questo io avrei voluto rimanere più tempo a Fonte Avellana, forse una settimana, forse più. Ma non fu di questo parere il Pasini, e sellati i somieri, fu senz'altro decisa la partenza.

Alla Scheggia dove ritornammo sull'ora dell'Ave Maria, erano stati in pensiero per noi perchè anche quivi il vento e il temporale si erano fatti sentire.

Ma la notte susseguente dissipò le nubi e la pioggia, e il mattino scintillava sul piccolo borgo e sui monti con grande purezza.

I nostri ospiti erano in piedi e anche Dorina.

Io le chiesi alcuni spilli, ella li cercò a lungo nel suo canterano, ma non li trovò. Mi disse con la sua voce di cantilena: — Un antr'anno quando viene alla Scheggia, me scrive prima e je trovo li spilli.

LE VICENDE DEL SIGNOR X*** E DELLA SIGNORINA Y***.

Il signor X*** si era da due mesi abituato ad aver per vicina di pranzo la signorina Y***, la quale prendeva posto al tavolo N. 4, alle ore sei.

Il signor X*** prendeva posto al tavolo N. 5, regolarmente alle sei e mezzo, e, passando fra i due tavoli, salutava con soldatesca franchezza: perchè il signor X*** era maggiore di fanteria, come diceva ad ognuno la grossa fascia d'argento, rigida sul berretto rigido di quella figura ancor più rigida.