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Un marito era incanutito precocemente: ma la signora non poteva soffrire quel bianco e versava premurosamente sulla testa del marito fini tinture. Considerazioni del marito: «Non era meglio, o donna, evitare che i miei capelli diventassero canuti così presto?»
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Noi siamo giunti a casa, abbiamo mangiato un boccone. La stufa era accesa, il sofà ci invitava. Noi vi ci siamo distesi per obliare in un breve chiudersi della pupilla i fastidi e le cure della mattina e quelle che ci aspettano nel dopo pranzo.
Noi invochiamo una piccola dose di sonno, cioè una piccola dose di morte, dieci minuti, ecco, per immagazzinare l’energia indispensabile per l’altra metà del giorno. Già ci pare di chiudere gli occhi, il cuore ha dato un impercettibile tuffo, una specie di registrazione automatica con cui esso attenua le sue pulsazioni; la memoria ha distaccato i suoi dolorosi corsieri....
«Ah, con quella testa unta sul sofà! con quei piedacci sul mio voltaire! L’ho stirato proprio questa mattina. E quella puzza nauseabonda di pipa! Un marito non ha più nessun riguardo. Ma chi ha creato i mariti?»
Chi parla così?
È una Santippe che parla così. Ella spalanca le finestre.
«Moglie mia — diceva un marito prudente che voleva andare a letto presto la sera, — che camicetta ti metterai tu per andare a teatro?» Oppure, quando voleva una minestrina leggera in brodo: «Moglie mia, perchè non fai quegli eccellenti gnocchi di patate?»
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