Così villanamente sibilarono le parole di Santippe contro di me. Era diventata socialista costei in ventitrè secoli di abitazione all’inferno?

«Chi lo dice? Già, chi lo dice? Ma tutti lo dicono! Dai libri delle scuole elementari ai discorsi del trono e dei ministri voi trovate, o signora, la morale, cioè vostro marito....»

«Sì, l’etichetta buona per i calli!»

Nella mia qualità di uomo giusto e morale, confesso che strabiliai una seconda volta a queste parole di Santippe. Credetti opportuno per la dignità di Socrate, della morale, ed un poco anche mia, di non replicare. Santippe, come donna, essendo fisica, non poteva forse penetrare dentro la metafisica.

Però dissi: «Ah, signora, adesso capisco per quale ragione quando Critone entrò nel carcere e disse: «Socrate, fuggi!», Socrate non volle fuggire e preferì la morte. Ah, signora, se le vostre labbra fossero state capaci di qualche parola gentile, se le vostre mani fossero state capaci di preparare un tranquillo desco con una bella zuppa di ceci con olio e rosmarino, se aveste conservato un poco di nardo per ungere la dolorante anima di vostro marito, egli sarebbe evaso dalla prigione: l’umanità avrebbe avuto un martire di meno, ma anche un infelice di meno!»

E già proferendo queste parole, io mi preparavo a proteggere il mio volto, quando con somma stupefazione non udii alcuna risposta.

Fissai Santippe. Le sue pallide labbra tremavano di un convulso tremore. Disse a pena, disdegnosamente: «Va, va un po’ anche a cercare chi era lui!»

*

Allora è come dicono i dizionari, quando si cerca «Santippe», che rimandano a «Santippe: vedi Socrate».

Oh, ma che orribile mostro, Santippe! Che non sia una donna?