Non v’erano che i giovani, l’eterna purità della vita, non ancora contaminata dall’esperimento, che lo ascoltavano con entusiasmo.
La divina giovinezza ha sempre creduto, e crede anche oggi, che sia cosa facile rinnovare il mondo. E ci credeva probabilmente, anzi certamente, anche Socrate. Egli era vecchio, sì bene; ma il mondo era giovane; il mondo era piccolo, il mondo era Atene, utero dell’avvenire.
Oh, i giovani subivano il fascino dell’ammirabile favolatore. Essi venivano da lontano per ascoltarlo. Antistene di Tracia faceva quaranta stadi al giorno per poterlo ascoltare; Euclide di Megara si travestiva da donna per potere entrare in Atene, e le parole di lui accendevano tale ebbrezza che nell’udirle balzava a quei giovani il cuore come ai coribanti. E quali potenti ed ingenue imagini essi trovarono per esaltare il loro maestro! Memnone, un altro discepolo, paragonava Socrate ad una torpedine, che è un brutto pesce di mare, gelatinoso, tutto maculato e a bitorzoli; ma guai a chi lo tocca: dà una scossa e fa cader nel torpore. Così la parola di Socrate faceva cadere l’anima in un divino torpore.
Bisognava chiamarsi Anito per rimanere insensibili!
Ma il bell’Alcibiade aveva un paragone anche più folgorante e superbo. Egli diceva: «Tu, o Socrate, sei come un Sileno, buffone al di fuori con zampogne e con flauti in mano; ma divino dentro tu sei, e tutto pieno delle terribili imagini dei Numi».
Oh, incredibile paragone! Dunque attraverso la corporalità materiale di Socrate intuivano quei giovani alcunchè di divino e di terribile? Sì! Essi, attraverso la mobilità irrequieta dei gesti e delle parole di Socrate, vedevano una cotale impassibilità interiore, un che di incognito di dentro, proprio come quando noi riguardiamo negli occhi aperti, ma senza luce, di una statua di nume greco.
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— Ma sai tu, o uomo, — proseguì allora Socrate, accendendosi di entusiasmo contro colui che non sapea che farsene della libertà, — sai tu il segreto degli Dei?
— Io no, ma se è bello raccontalo!
— Sai tu quello che il Dio ha detto all’uomo? Dio ha detto all’uomo: io non ti do un volto, non ti do una sede fissa, non ti do una speciale forza o istinto come agli altri animali; ma quello che vorrai, sarai. Tutte le altre cose ubbidiscono a leggi immutabili; tu, uomo, sei nell’arbitrio tuo. Tutto ha confine; ma tu, uomo, lo stabilirai tu il tuo confine. Ti collocai in mezzo al mondo perchè tu vedessi quello che è il mondo. Non ti ho creato nè terreno, nè celeste, nè mortale, nè immortale. Sarai quello che tu vorrai! Tu, tu potrai, se vuoi, degenerare giù sino ai bruti; potrai, se vuoi, trasformarti sino agli Dei....