Io ho visto questa semplice e deliziosa scena ripetuta molte volte sui teatri da alcune nostre graziosissime attrici, per le quali la menzogna è piacere e insieme dovere professionale: e devo confessare che in verità erano meravigliose operazioni allo scopo di rinfrescare l’uomo dopo il calore della battaglia quotidiana.
Dopo ho veduto l’uomo alzarsi, scuotersi, buttare quasi a terra le scaglie del dubbio, della tristezza, dell’abbattimento: balzare in piedi rinnovato di fronte alle lotte della vita, come se avesse dormito dodici ore di sonno riparatore. Egli esclama: «Adesso mi sento forte!»
Questo spettacolo è attraente e seduce non soltanto i giovani, ma anche i vecchi spettatori; e chi ha di già preso moglie e questa si è fatta acida e matura, sogna di procurarsi una seconda moglie o qualcosa di equivalente, con cui ripetere questa cura igienica ed insieme patetica.
Nella realtà della vita questo spettacolo bellissimo si ripete come sul palcoscenico: ma con meno frequenza.
Il giovane, ahimè, dimentica che le rose e le viole fioriscono in tempo di primavera; che i tappeti orientali costano caro; e che quello spettacolo che abbiamo descritto, riesce bene, se esiste anche un’abile cuoca che sopraintenda alla cucina.
Se queste ed altre condizioni non si mettono insieme, l’esperienza a lungo andare riesce col non riuscire più bene. Anzi non soltanto non riesce affatto; ma può accadere di vedere quelle care labbra, già socchiuse ai baci, ingrandirsi smisuratamente, come in un’antica maschera tragica, ed in cambio delle parolette flautate, sgorga un torrente di male parole, di recriminazioni amare, triste seme di frutti più amari.
Ma gli uomini, con tutto questo, seguitano ad andare in cerca di quelle donne che portano le scarpette lucide, coi tacchi sovrani; ed anche Socrate, dopo il saggio discorso, si era voltato a contemplare Cleonetta, la bellissima etèra.
IV. Socrate e la Morte.
Socrate col lungo naso fiutava la scìa dei profumi che lasciava dietro a sè Cleonetta, quando ecco un altro giovane di nome Clinia, figlio di Assioco, che accompagnato da un amico e dal suo maestro di musica, corre per le vie di Atene: — Socrate, Socrate, — grida, — dove è Socrate?
Lo trovò alfine. Egli era presso all’Ilisso, dove sgorga la Bella Fontana. Allora Clinia, riempiendosi gli occhi di lagrime, disse: — Ora è tempo, Socrate, di mostrare coi fatti quella sapienza che tu lodi sempre. Non sai? mio padre è in fin di vita: egli che poco fa si rideva di quelli che hanno paura della morte, ora è disperato! Vieni, vieni tu a confortarlo, così che egli senza lamenti, si avvii al suo fato, ed io mostri di essere anche in ciò pietoso figliuolo.