— Ma certamente! Noi non moriamo; noi andiamo all’immortalità.
— E allora senti, Socrate: torna dopo mezzogiorno a ripetermelo un’altra volta questo bel discorso. Adesso mi metto qui quieto! — E le palpebre gli scesero giù, e Assioco vide il suo viaggio verso le Isole Fortunate, con tutte quelle belle cose che lo aspettavano di là. Peccato che ci fosse quella pianura della verità; ma sperava di cavarsela abbastanza bene. Del resto, poi, tutto il mondo è paese, e i giudici di quella pianura era probabile che fossero anche loro un po’ come quelli di Atene, cioè gente da bene con cui non è difficile venire ad onesti accomodamenti.
Stette un po’ Socrate riguardando silenziosamente, quando Assioco si riscosse e domandò:
— Credi tu, Socrate, che sia necessario molto denaro portare nell’Ade?
— Non credo.
Assioco volse, consolato, uno sguardo verso il forziere dell’oramai vana pecunia.
*
Socrate uscì piano piano dalla camera di Assioco, e additò il morente, ora tranquillo e sopito, a Clinia; e dopo alquanto si ritrovò ancora presso l’Ilisso, alla Bella Fontana, che era un luogo fuori di porta.
V. Questioni molto serie proposte da Santippe a Socrate.
Ed era oramai il mezzodì.