Volgendo gli occhi in alto, si vedeva sul vertice enorme del Partenone la gran figura bronzea di Pallade folgorante nel sole, erta sopra tutti gli Dei, tutta chiusa nelle armi; il divino suo volto e l’asta protesa contro ogni barbarie.
Socrate, seduto presso la fontana, pensava al padre suo che fu un uomo buono, ed alla madre sua. Ambedue erano morti da molto tempo, ma egli li rivedeva presenti ancora, al di là della morte.
E la bella fontana mormorava nel mezzodì.
Suo padre era stato uno scultore e si chiamava Sofronisco; la madre sua si chiamava Fenarete, ed era stata una levatrice. Ebbene, egli proseguiva nel mestiere del padre e della madre: era uno scultore di anime ed un alleviatore del dolore umano, come sua madre, la levatrice.
Pensava anche alle fole dette ad Assioco, a quelle improvvise, strane parole che gli erano venute su dal cuore: Oltre a ciò sappi, o Assioco, che molte e belle sono le ragioni le quali mostrano la immortalità dell’anima; e non sapeva più se quelle erano fole o realtà. Il rombo delle sue parole al morente gli durava ancora nel cuore. Dolce è il profumo d’ambra e di rose che sprigionava il corpo di Cleonetta: dal disfatto corpo di Assioco già si diffondeva il lezzo della morte. Misteriosi sensi! Eppure vi doveva essere una resurrezione; un divino eterno ritorno!
Il sole faceva splendere la non lontana marina. Lontano, lontano, in più lontano mare, ecco apparire le Isole Beate; e sul prato dell’asfodelo sotto il gran verde di belle piante, sorridevano coloro che piansero in vita; quelli che qui soffersero per ingiusto giudizio, erano colà da più veri giudici consolati.
Felicità inconcepibile! E allora Socrate ripetè a sè stesso quelle parole che poco prima aveva dette ad Assioco: «Da quest’ora l’anima mia desidera la morte!»
La fontana mormorando dolcemente, pareva consentire con lui; e su nel cielo il sole pareva una grande pupilla che lo guardasse. Egli riguardò nel sole, e come un brivido gli passò per il cuore in quel calore del mezzodì. Forse non fu soltanto Sofronisco il padre suo nè Fenarete la sua sola madre; forse anche quello lassù, il sole, Apolline, fu il padre suo.
Ma oramai era già trascorsa l’ora che gli Ateniesi dicevano del mercato vuoto, cioè del mezzodì, quando tutti ritornano a casa.
Ed anche Socrate si avviò, come era usato, verso casa, e tutta la sua mente era infiorata e come inabissata in questi pensieri della vita e della morte. Ma non appena fu giunto in vista della sua casa, sentì la voce di Santippe, la quale era su la porta, e disse: — Tu diventi un po’ carogna, Socrate! Mi sai dire cosa si fa oggi da mangiare? Tu vai via la mattina; non lasci nemmeno un obolo per la spesa e poi quand’è mezzogiorno, eccolo, bell’e fresco come una rosa. Cosa credi che noi campiamo d’aria come le cicale, o di chiacchiere come fai tu? Hai portato almeno qualche cosa da desinare?