Socrate non portava niente da desinare perchè era stato astratto in altre cose, nè aveva lasciato oboli molti per la spesa, perchè ne aveva pochi. Socrate infine non era ricco, anzi egli viveva «in una miriade di povertà», come ebbe a dichiarare.
Disponeva, ben è vero, di un piccolo patrimonio lasciatogli da suo padre, compresa quella sua casetta; ma tutto sommato, stando al computo che fece Senofonte, — uomo pratico di affari, — il suo capitale non arrivava alle cinque mine, che sarebbe come dire cinquecento lire, «al patto però che si fosse trovato un buon compratore».
Di questo capitale egli aveva speso qualche obolo e qualche dramma per comperare, come abbiamo veduto, quel poco di scienza che possedeva: ma nell’esercizio di rivendita non domandava niente. Faceva con tutti come con Assioco, a cui aveva dato così bei conforti per prepararsi a morire. «A me costano tanto» aveva detto, ma non disse, «e tu dammi tanto».
Già, egli avrebbe potuto mandare a Clinia una nota delle sue prestazioni: Per avere consolato l’anima di tuo padre, venticinque dramme. Ma come si fa? Come si fa a mandare la parcella per simili cose?
E bisogna dire ad onore di Santippe, che non era lei sola a disapprovare questo sistema gratuito di suo marito. Qualcuno anche degli amici gli andava dicendo: «Ma allora, Socrate, la tua scienza non vale niente, se la dài per niente».
E Santippe continuava: «Mi sai dire dove sei stato tutta questa mattina? A predicare la castità ai passeri? Ad accarezzare i capelli di Fedone, quel vergognoso mistero del sesso che non è nè uomo, nè donna? O sei andato a misurare quanto è lungo il salto della pulce? o a fare gli esperimenti sulle cicale per vedere se le cantano con la bocca o col deretano? Be’, cos’hai guadagnato?»
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Egli aveva guadagnato meno ancora di frate Egidio, seguace di San Francesco, perchè frate Egidio voleva vivere affaticandosi corporalmente, cioè della sua fatica; e una volta andò a opera a bacchiare noci, e quando le ebbe bacchiate, gliene toccarono tante di sua parte che si dovette levare la tonaca e, legate le maniche ed il cappuccio, ne fece un sacco che tutto riempì di noci. Naturalmente non le vendette frate Egidio, ma con grande letizia le distribuì ai poveri.
Almeno si fosse presentato così Socrate a Santippe, con delle noci, dei fichi, dell’uva da distribuire ai figliuoli, che aveva piccini, e si sarebbero rallegrati di quei doni.
Ma niente!