Che cosa doveva rispondere Socrate a Santippe?

Forse doveva offrirle il banchetto che Santo Francesco offrì a Santa Chiara, che lasciarono sulla mensa il pane corporale perchè Santo Francesco nutrì l’estatica monacella di pane spirituale?

O doveva rispondere come Gesù Cristo: «Guarda, Santippe, come crescono i gigli delle convalli. Nemmeno Salomone in tutta la sua splendidezza fu mai vestito come uno di questi: guarda, come si nutrono gli uccelli dell’aria»?

Ma Cristo — come Santo Francesco — non aveva figliuoli nè moglie che avessero fame; e in caso proprio di necessità, Cristo avrebbe operato la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma a Socrate non venne mai in mente di operare miracoli, o di camminare su le acque come Cristo, o di risuscitare i morti. E per tutto questo Socrate tacque davanti a Santippe. E quanto a Cristo, poi, sembra che anche Cristo fosse seccato di dovere riposare il capo sopra un cuscino di pietra, mentre gli uomini usano cuscini di lana e di piume.

Io devo credere che Socrate dovesse rimanere assai malinconioso oltre che silenzioso, davanti alle recriminazioni di Santippe.

Perciò io non so come facciano i grandi scrittori a dire nei loro celebri volumi che Socrate era meravigliosamente esente da bisogni personali; e meno ancora capisco come i professori delle scuole facciano ai loro scolari tradurre in greco questa stupida proposizione: Socrate con poche sostanze viveva contentissimo.

No, non è proprio così, illustri e garbati signori. È un’altra faccenda; è che quando si è «dentro pieni di imagini degli Dei» come era Socrate, i soldi non trovano la via per entrare; ovvero quando si è pieni di imagini degli Dei non è lecito prender moglie per continuare questa stirpe umana!

E Santippe continuava: «Ah, tu vai predicando l’Aretè, la Sofrosine, la Sofia, il Dovere! Il dovere l’ho fatto io che ho tirato su questi figliuoli e li ho nutriti con queste qui! e non li ho mica esposti come fanno le belle signore del tuo cuore! Eh, sì, che il più grande lo meritava d’esser bacchiato: un vagabondo già come te, e che parolacce dice a sua madre! A quello lì dovresti parlare e dirgli quello che gli va detto, se non fossi o un grande impostore o un vecchio rimbambito. Ma se, figlio di un cane, proprio non puoi fare a meno di andare in giro a chiacchierare e hai questa malattia nel tuo sangue infelice, invece di quell’aria melensa «io non so niente, io so che non so niente», e poi dài dell’imbecille, dell’ignorante a tutti che oramai non c’è uno solo che ti possa più sopportare in Atene, fa almeno come Protagora. Anche lui chiacchiera, ma le sue chiacchiere le sa però mutare in tanta buona moneta sonante!»

VI. Come Santippe ferì Socrate nel cuore.

Santippe lo aveva ferito nel cuore.