Non perchè aveva detto: «O tu sei un impostore, o tu sei un vecchio rimbambito»; ma perchè la buona donna aveva detto: «Fa, almeno, come Protagora!»

Il nome di Protagora era l’ombra della mente di Socrate.

Protagora era, prima di tutto, un signore molto irreprensibile; la sua clamide era fluente, i suoi calzari erano eleganti, la sua chioma era profumata. Socrate, invece, benchè gli piacessero le chiome fluenti, non possedeva la chioma; i suoi calzari erano in uno stato deplorevole, come abbiamo osservato; ed il suo mantello non teneva più i punti, come aveva dichiarato Santippe.

Protagora era un personaggio straordinariamente affascinatore e simpaticissimo; la sua parola scendeva giù per le orecchie di tutti come una musica facile ed uguale.

Poteva forse Protagora sembrare orgoglioso, in quanto che affermava di essere sapiente in ogni scibile e de quibusdam aliis; mentre Socrate affermava con quella sua aria melensa, come aveva notato anche Santippe, di non sapere niente.

Si, ma il vero è che Protagora si sarebbe ben guardato dal prendere in giro il prossimo come faceva Socrate e di obbligare la gente a furia di domande, a confessare che anche essi non sapevano niente.

Il linguaggio di Socrate era piano e le sue imagini erano sensibili ad ogni intelligenza. «Ma se io ti comprendo, tu sei uguale a me.» Il linguaggio di Protagora era spesso artificiosamente drappeggiato. «Ma se io non ti comprendo, tu sei superiore a me!» Ma Protagora aveva tutti i ferri del mestiere nel suo arsenale dialettico; tutti, fuorchè l’ironia: ma Protagora era squisitamente gentile, e se egli era sapiente, «Tutti, tutti, signori Ateniesi, ornatissimi signori Ateniesi, potete — diceva Protagora — diventare sapienti come me».

Ah, sì; quel signore fece alle dottrine di Socrate la più implacabile delle concorrenze, e bisogna ben confessare che questa concorrenza dura anche oggi.

Protagora poteva aver press’a poco l’età di Socrate, ma non era Ateniese. Siccome però Atene era la città più intellettuale della Grecia, così vi capitava spesso.

E quando egli vi capitava, non aveva bisogno di sbarcare ad un hôtel, perchè tutti i signori di Atene andavano a gara per averlo ospite nelle loro case.