— Ben venuto, Socrate: noi ti abbiamo invitato a cena, perchè tu, essendo libero da cure mondane, farai più onore a noi che se avessimo invitato Anito, il presidente della Repubblica, o Meleto il basileo, o qualsiasi altro arconte o generale.

(Mai uno sportman dei nostri tempi sarebbe stato capace di così intelligenti e graziose espressioni!)

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E quando tutti si furono acconciati ne’ loro divani attorno alla mensa, data l’acqua rosata alle dita, disse Callia bonariamente ai servi: — Fate da voi, ragazzi, e fate le cose per bene, perchè noi vogliamo mangiare e bere in pace.

«Ma, e le signore? non c’erano al banchetto di quel gentleman le signore?» potrà domandare qualche signora, se qualche signora sarà lettrice di questo libro.

«No! a quei tempi le signore erano escluse dai banchetti. Servivano soltanto come decorazione; muta, però.

Ma è imaginabile, signora, Socrate che va alla cena di Callia con Santippe a braccetto? È stato Cristo, signora, che ha introdotto le signore nei banchetti: una marsina nera ed uno scollato bianco, in gran contegno. Gli Ateniesi non usavano nemmeno il contegno, perchè stavano sdraiati sui sofà, ed i fiori, anzichè sulla tavola, erano collocati sulle teste.

«Oh, gli orribili Ateniesi, sdraiati sui sofà senza l’intervento del sesso gentile! Chi sa quali scostumatezze!»

«Pur troppo, signora! L’uomo, o signora, è in alcuni rari casi di tipo apollineo, qualche rara volta di tipo dionisiaco, ma più spesso di tipo faunico, cioè bestia, e allora ruzzola sotto la tavola tanto oggi come allora.»

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