— Oh, — disse un altro, — la spiegazione è abbastanza semplice: Giove quando creò la creatura umana, si pensò di congegnarla nel modo più compiuto e dilettevole; e perciò la combinò per tal guisa che in un solo individuo ci fosse maschio e femmina insieme. In principio, dunque, non esisteva l’uomo e la donna: ma soltanto l’androgìno, cioè l’uomo-donna.

Chi sa come andarono le cose? Giove dice che l’androgìno era prepotente, cattivo ed ingrato. V’è chi dice che Giove si stancò dell’androgìno, nello stesso modo che i gran signori si stancano dello stesso balocco. Il fatto è che Giove si mise a spaccare tutti gli androgìni in due, come si fa con le acciughe, e diceva: Se non siete buoni, vi spaccherò in quattro, ed anche in otto! Ed ecco che, fatta appena questa operazione, la metà maschia si mise a cercare la sua metà femmina, spasimando come tante biscie tagliate. Questa cosa è tanto vera che anche oggi la moglie è chiamata la mia «metà». Ma chi sa dove si trova la sua metà? Ed è per questo che quasi nessuno è contento della sua metà, ma desidera molto di mutare la propria metà, per vedere se trova quella che già combinava con lui. Spesso poi avviene che una metà maschia si attacca ad un’altra metà maschia, ed una metà femmina si appiccica con un’altra metà femmina, tanto è il cieco furore della caccia!

Così spiegò uno dei convitati, e tutti furono soddisfattissimi.

Tutte queste spiegazioni non erano propriamente la verità: ma è necessaria agli uomini la verità quando basta agli uomini una fola?

Ora siccome ognuno aveva detta la sua, così si volle sentire anche Socrate; ed ecco, quest’uomo, dissimile da tutti gli altri uomini, venir fuori, non con un’altra storiella piacevole, ma con una di quelle cose lugubri che si chiamano verità.

— Perdonate, signori ed amici, — disse, — la mia dappocaggine, la mia inguaribile dappocaggine, per effetto della quale non mi è possibile dire altra cosa che non sia la verità. Vi devo dire che cos’è Amore? Amore è una volontà di vivere, un disperato e oscuro bisogno che ogni essere mortale sente di generare la sua immortalità. Perciò ogni essere creato combatte e vive in difesa del suo germoglio, cioè de’ suoi figli, che formano la sua immortalità.

— Ma allora, — esclamò con dolce stupore il giovanetto che si era vantato della sua bellezza, — i miei amori sarebbero riprovevoli amori perchè io non germoglio.

— Allora, Socrate, — disse Callia, — Amore non sarebbe precisamente il Piacere!

— Il Piacere, — ripetè Socrate, — serve per la vita, caro Callia, ma non è la vita.

— Permettimi, caro Socrate, di osservarti, — disse Filippo, — che le tue opinioni sono piuttosto melanconiche e restrittive. Io per me mi sento perfettamente suino o faunico che tu voglia dire; io non ho alcun bisogno di immortalità; anzi ho paura dell’immortalità. Da bere, da bere, Callia, e in grandi crateri, questa volta, anche se a Socrate non pare. Tu ci vuoi far digerire male la gioia del convito!