— Ecco: sai tu, Apollodoro, quanti figliuoli abbia avuto Giove?

— Impossibile, Socrate. Chi li può numerare?

— Vero! I figliuoli di Giove sono innumerevoli. Però osserverai una cosa: che, fatta una sola eccezione per la dea Minerva la quale venne fuori da per sè dal cervello di Giove e non succhiò latte di donna, tutti gli altri figliuoli Giove li ha generati dalle più belle femmine del mondo, tutte bianche, tutte docili, tutte devote, tutte silenziose: Elettra, Europa, Leda, Alcmena! È strabiliante, Apollodoro, ma è così, proprio così! Il termine più alto della bellezza che la nostra mente contempla, è la donna; e noi cerchiamo appunto di procreare nella maggior bellezza per creare la immortalità più bella.

— Sublime verità tu hai detto, o Socrate, — rispose l’estatico Apollodoro. — Oh, ecco che spiego ora a me stesso perchè anch’io, che disprezzo tutte le cose mondane, pure non so staccare questi peccanti miei occhi dalla bianchezza della donna! E anche tu la guardi, Socrate.

Socrate sospirò profondamente.

— Ah, perchè — prosegui Apollodoro — le belle donne allontanano invece lo sguardo da te? Perchè tu, come Giove, non puoi ingannare la loro stupidità, trasformandoti in cigno, in pioggia d’oro, in bianco toro come fece quel Dio? Chi sa quale generazione immortale verrebbe fuori! Altro che Ercole! altro che Achille! altro che Castore e Polluce! Oh, ecco Minerva, vedi, o Socrate, — esclamò Apollodoro, — la divina Minerva dovrebbe congiungersi con te.

— La quale sventuratamente — disse Socrate sorridendo — è nata sterile.

Apollodoro, col capo in giù, pensava alla singolare fatalità che Minerva era sterile, e solo quella bianca oca di Leda fu capace di covare quattro ova per volta!

— Però, — disse Socrate levando la faccia camusa e sorridendo alquanto, — tu puoi generare anche con Minerva!

— Generare con Minerva? — chiese Apollodoro. — E che nascerà?