— Nascerà l’idea! — disse Socrate.

(Beatrice, l’amante di Dante, infatti, non soltanto fu sterile, ma non aveva che due grandi occhi ed un manto; eppure generò la Divina Commedia).

— Sublime, generare l’idea! Questa è la grande immortalità! — esclamò Apollodoro.

Ma ora anche Socrate ritornava col capo all’ingiù.

Forse pensava come fosse complicato quel problema di Amore, che egli aveva al banchetto di Callia enunciato un po’ troppo semplicemente. Dall’Amore del suino per la bella suina allo scopo di immortalare la razza dei suini, all’Amore di Dante per la scarnificata Beatrice, è tutta una scala indefinita: ma una femmina è indispensabile: o suina o Beatrice.

Ahimè! forse la fola dell’androgìno valeva quanto la verità enunciata da Socrate!

Essi così si stavano muti sulla riva dell’azzurro mare al mattino, e il sole indorava l’Acropoli, quando Apollodoro esclamò:

— Socrate, guardati! ecco viene Santippe.

— Fuggiamo, figliuolo mio, — disse Socrate.

— Impossibile! Ti ha riconosciuto. Senti già le alte strida?