«Come inutilmente la folta mia chioma è caduta, come inutilmente questa barba si è fatta grigia, anzi bianca!»

E allora una nuova luce si formò nella sua mente, giacchè se il liquore contiene nelle sue intime cellule un demonio, non è detto che cotestui sia un demonio stupido e sonnolento: anzi è un demonio vigile, dalla vista acuta, che ampiamente scopre le cose passate e le future, anche là, dove il tempo, procedendo, opera nella memoria come il male della cateratta nella pupilla: cioè chiude lento, ma inesorabile.

Ora ecco quello che egli scoprì: «Omero (ricordo di infanzia) Omero immutabile ed alato (mentre il codice delle leggi è mutabile e pesante) Omero dove fa parlare quel tale, o Ulisse o Agamennone o Achille divino!... Certo qualcuno di costoro parla con alate parole e fa giuramento per il suo scettro, e come è vero che fu strappato dalla selva e più non metterà fiore nè fronda..., così... ah, così i suoi capelli più non fioriranno sulla lucida, convessa superficie di quel perfetto cranio che niuno appiglio dava oramai più alle forbici: nel modo istesso che il suo esemplare e rotondissimo cranio nessuna presa offriva nè meno alle sottili chiose degli antropologi criminalisti, suoi ottimi amici, ed avversari, secondo i casi.

Non fiorirà più, mai più, inesorabilmente mai più!

— Che uso avete fatto dei miei doni? — domanda il diavolo.

Invece come di biscie nere, come di serpentelli accesi e di ceraste (il diavolo gli ricordava anche Dante) fioriva il capo meraviglioso dell'umile commessa in passamanterie, fatta diserta ed infelice per l'abbandono del suo tutore. Ella, la giovanetta dal volto di perla era ben umile; ma le sue gagliarde chiome ventenni erano ben orgogliose e superbe! Sfidavano la miseria ed il mondo.

— O Fabrizio — disse a se stesso il commendatore Fabrizi — proverai tu nel profondo del tuo cuore rimorso alcuno nel distruggere, come stai per fare e come hai intendimento, una di quelle cellule del Consorzio Civile che tu sei chiamato a difendere?

Ed attese la risposta della coscienza.

È cosa nota: i liquori eccitano e deprimono nel tempo stesso: ora la coscienza del commendator Fabrizi, già fatta inferma per le libazioni soverchie, dormiva di un profondo sonno come sogliono i tre giudici dei tribunali, specie nelle udienze estive: invece i demoni erano desti ed avanzarono superbamente con pifferi e trombette, ed uno gridò: «No! Nessun rimorso, avanti!»

Quando il rumore dei tamburi e delle trombette dei demoni cessò, il comm. Fabrizio Fabrizi potè porgere ascolto alle parole di quel cotal narratore che non aveva ancor finito di parlare. A rigor di termini il Commendatore avrebbe dovuto capir subito dalle prime parole perchè si trattava di un delitto a lui bensì noto come fatto, del pari che ignoto nelle sue vere cause.