I lôcch quando rubano, percuotono, uccidono, non fanno altro che il loro mestiere! nel che sta la ragione della loro esistenza.

Ma per la stessa causa fanno bene i questurini ed i carabinieri a perseguitarli perchè tale è, alla lor volta, il loro mestiere e vivono di quello.

Se le parti fossero invertite, i lôcch sarebbero questurini e i questurini sarebbero i lôcch. E così estendendo sempre, gli apparivano di cotale strana natura formate tutte le azioni del mondo, e le basi del diritto, del premio e della pena, gli apparivano sconvolte; giacchè il demonio è un estensore meraviglioso di argomenti e basta dargli un grano di sabbia perchè edifichi una casa, basta dargli un filo solo perchè intessa una tela, basta fargli una concessione perchè vi annodi da capo a piedi nella sua implacabile logica.

O buon angelo custode, e voi impotenti spiriti del bene, vigilate, vigilate voi alle porte della abbandonata fortezza del mio cuore, affinchè il demone non penetri! Nell'animo del commendator Fabrizi era già penetrato e proseguiva estendendo e facendo sue chiose. Ecco: La donna pudica preferisce morire che mostrar le sue carni. La donna impudica esulta nel contemplare la sua statua fremente! L'uomo virtuoso, ancorchè ragione gli consigli il male, ne teme il contatto peggio che toccare il viscido colùbro: l'uomo invece, chiamato malvagio, soffre se non può operare il male; e come l'assetato desidera l'acqua, come chi ha freddo sospira la fiamma, così l'anima dell'uomo malvagio sospira il male, la frode, il vizio, l'inversione, la degenerazione dove tuffarsi come per entro un bagno delizioso. Oh, comm. Fabrizi, giudice virtuosissimo, di' tu se così non è come io, demone saggio, affermo e dico. Fra i molti casi, anzi moltissimi che passarono sotto il tuo esame, ricordane uno recente, quello di Flavio Equini. A Flavio Equini che cosa mancava per esser felice? A lui nobiltà di natali, a lui ricco censo, bella moglie, acuto ingegno, eloquio piacevole e lieto, onori, potenza, bellezza. Poteva non frodare. Ebbene, no! Quell'uomo aveva bisogno di frodare, rovinare, distruggere, far del male! anche a se stesso, se mancava l'opportunità di far male altrui! Nel modo medesimo che ai buoni intenditori di arte culinaria e valenti gastronomi piace assai la carne quando essa è sanguinolenta e sopra con grandissima cura vi spargono alcune stille di acerbo limone, così a molti umani il piatto della vita non piace nè altrimenti diletta se esso non è cosparso di molto sangue e di molte rodenti lagrime. E mancando l'altrui, bevesi il proprio sangue: bevonsi le proprie lagrime! E come vi è colui che fa piangere, così vi è colui che dedica la sua vita alla missione di asciugare le lagrime; nel modo medesimo che vi è chi insudicia la via e chi la scopa: che vi è l'inventore dei proiettili avvelenati e vi è l'inventore dell'antisepsi: che vi è il microbo infame che uccide e il microbo che guarisce: e l'uno e l'altro hanno ragione, perchè l'uno e l'altro fanno il loro dovere e mestiere, e dall'insieme risulta questa che noi, in mancanza di una definizione più precisa e scientifica, chiamiamo «Vita». E benchè paia contraddizione, non è: o almeno il giorno in cui gli uomini si avvedessero di questa meravigliosa contraddizione, essi cesserebbero dal vivere!

A queste sublimi considerazioni filosofiche si può arrivare tanto col grande studio quanto con la grande ignoranza, come era il caso di quella rozza gente in quella bottega.

Il comm. Fabrizi ci arrivava un po' in ritardo, ma ci era arrivato a questa perfetta cognizione del meccanismo recondito della vita!

Tuttavia l'abito professionale per quel che riguardava la supposizione che il terribile lôcch fosse stato freddato da un estraneo, si ribellò. Caspita, era tutto il suo lavoro che cadeva in frantumi! onde volgendosi a pena (e prima richiamando l'attenzione con la mano) disse in tuono insinuante e nel tempo stesso autorevole, rivolgendosi al principal parlatore: — Ma scusate, signore, come fate voi ad asserire con tanta certezza; come fanno gli altri qui presenti a credere ad una cosa che si affaccia come inverosimile, cioè che sia avvenuta una grassazione, e che un fittavolo, o fattore o fittaiuolo, o commerciante che fosse, abbia fatto fuoco? Ma nessuna, dico nessuna supposizione ci autorizza a credere ciò nemmeno lontanamente!

— La palla... — cominciò uno.

— Sì, capisco, la palla trovata nella ferita non corrisponde al calibro delle armi degli altri arrestati come supposti rei — seguitò in tono autorevole il comm. Fabrizi — ma questo è un argomento destituito di ogni valore. L'arma che non s'è trovata, si può, quando che sia, ritrovare. E d'altronde io domando e dico, signori miei, se fosse vero quello che asserisce con tanta certezza quel signore, io domando e dico, perchè quel fittavolo, o possidente o commerciante che sia, non si presenta alle competenti autorità e non dice: «Sono stato io a sparare!» Sapere lo deve sapere, perchè tutti i giornali ne parlano! Ora egli non solo non andrebbe incontro a nessuna noia di carattere giudiziario, ma avrebbe un bel ringraziamento per avere liberato la società da un soggetto pericolosissimo. Vedono dunque, signori miei, che la loro supposizione cade nell'inverosimile.

Ma il tuono autorevole del comm. Fabrizi, invece di acquistare di autorità, si veniva di mano in mano smorzando e ciò avvenne per effetto di suggestione, giacchè tutta quella gente, pur non interrompendo il magnifico signore, lo veniva guardando col bianco dell'occhio e con un sorriso di pietà.