Nel solito salotto da pranzo la colazione è imbandita: una colazione igienica e semplice: zuppa e carne di manzo a lesso.
I figliuoli — poverini! — hanno una partita di tennis di grande impegno e non possono essere alla mensa paterna.
Così dice giustificando la marchesa consorte e coll'occhialino scopre e scruta la nuova foggia della barba maritale.
Sotto quella silenziosa pupilla doppia, il bollito sembra più stopposo ed insipido che mai! Ma la domestica, in grembiule bianco, domanda: «Senape inglese o senape francese, signor Commendadore?»
IL TRIONFO
DELLA MORALE.
La bicicletta è sempre stata una mia ardente passione.
I fisiologi hanno discusso se in bicicletta si possa pensare, anzi no pensare, ma più scientificamente cerebrare: io non so codesto. So che il pensiero o la cerebrazione più costante per me in bicicletta è la seguente: «frègatene!» Verbo plebeo, ma espressivo.
Quando l'aria sibila e vi ossigena e vi penetra e vi rende brioso, poroso, ilare, un unico pensiero, che è sintesi della più solida filosofia, si forma nel cervello: «frègatene!»
***
Però se io entravo in biblioteca con visibili segni ciclistici, o berretto a visiera, o calzoni rimboccati o l'aspetto franco e lieto di uno che ha respirato bene, che può ricevere dei complimenti da Igea, che è in riposo cerebrale tanto per istudiar sei ore filate come in tensione di muscoli per liberare la strada da un paio di importuni, se — dico — il prof. Gaudenzi mi scorgeva in simili condizioni, non solo non mi faceva alcun complimento, ma non mi onorava più del suo saluto. Perchè bisogna sapere che il prof. Gaudenzi mi onorava del suo benevolo saluto, cosa che non accadeva a tutti, anche a persone di ben altro grado e stato sociale che il mio.