Il prof. Gaudenzi apparteneva alla speciale categoria di quegli illustri innocui personaggi i cui nomi sono tolti ogni tanto dal tabernacolo ed esposti alla venerazione del popolo specialmente quando accade alcuna publica calamità.
Essi allora, come i grandi clinici, sono chiamati a consulto: esaminano, inquiriscono, giudicano, mandano. Ad esempio: una battaglia perduta, una banca fallita, una corazzata che non camina, un'alluvione sterminatrice, un campanile che crolla ecc., turbano la publica opinione. Si domandano dal publico pene severe e giudizi esemplari come e più di quelli di Don Gonzales Fernandez di Cordova, immortalato da quell'incompreso scrittore che si chiama A. Manzoni. Troppo giusto! Allora vengono in moto cotesti inquisitori i quali dimostrano che il campanile è caduto perchè non poteva rimanere in piedi per legge statica, che la battaglia fu perduta perchè i nemici non avevano studiato strategia e logistica, che le alluvioni sono avvenute per legge idrostatica giacchè le acque tendono al livello inferiore, che la banca è fallita perchè esiste una matematica superiore applicata al denaro, la quale non è lecito spiegare nemmeno nelle alte scuole di commercio, etc.
Queste ragioni, se anche per la loro sottigliezza poco soddisfacessero la publica opinione, ecco sopraggiungere nuove calamità che fanno obliare le prime, richiedono nuove e più interessanti inchieste e infine permettono alle cose umane il loro naturale andamento ed oblio.
Al prof. Gaudenzi — venendo al caso particolare — era in ispeciale modo affidata la conservazione del patrimonio artistico-intellettuale della nazione del che egli teneva conto e ragguaglio minutissimo e prezioso in un numero assolutamente innumerabile di schede, con cui dava alla luce molte opere, opuscoli, relazioni.
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Ma se io conoscevo tutti i suoi titoli accademici, ufficiali ecc. ignoravo tuttavia gli altri estremi della sua fortuna.
Della quale ebbi piena contezza un giorno, in sull'ora della chiusura della biblioteca, chè mi scosse un profumo fresco di donna elegante e un passo leggiero. L'egregio ed illustre uomo era condannato a non poter sorridere se non stirando le labbra, ma questa volta, alla vista della moglie, lo stiramento fu umile, sottomesso, voluttuoso come quello di un buon cane che si accovaccia per farsi fare il solletico.
La signora aveva qualcosa da dire e da far valere e per quanto i molti libri le imponessero un certo rispetto, non poterono far sì che l'amabile voce non suonasse, distinta con un erre di indimenticabile vibrazione.
— Ma, mio caro, piove, piove a dirotto. Se non penso io alla tua salute, tu non ci pensi davvero!
Aveva con sè il pastrano e l'ombrello.