La colpa di questo innamoramento, oltre che dell'età, fu un po' di Giovanni Boccacci dove ragiona della rara bellezza delle donne Bolognesi e un po' di Olindo Guerrini che aveva spiegato in un suo fresco idillio il gran mistero de'

bei piedini così ben calzati,

verso che pareva fatto con speciale deferenza verso di voi.

Comunque, o Giovanni Boccacci o Olindo Guerrini, la verità è che io mi innamorai di voi in così pazzo modo che se voi m'aveste assicurato di essere la Venere di Milo, Giovanna d'Arco, Isotta, Aspasia, Maria Vergine, vi avrei creduto senz'altro su la parola.

In qualche libro francese avevate imparato a bere l'assenzio: e voi lo insegnaste a bere a me.

Non dirò che io ci provassi una speciale soddisfazione a sentirmi bruciare lo stomaco, ma voi dicevate che era molto piacevole e nobile cosa bere e intossicarsi con l'assenzio, ed io figuratevi! bevevo.

Macchè! Voi non dicevate di essere nè Venere, nè Aspasia, nè Giovanna; ma semplicemente la povera Mimì, cioè una piccola gracile creatura dicevate voi di essere, destinata fra poco a morire etica. Etica! Una cosa deliziosa; morire etica a vent'un anno (allora, scusate, avevate due anni più di me)! Anzi questa vostra carriera dell'etisia vi commoveva tanto che componeste persino uno stornello:

fiorin di rosa,

me lo prometti, di' me lo prometti

di portarmi dei fiori alla Certosa?