Le scosse del treno trasportavano Puccìn da un punto del cuscino ad un punto del cuscino opposto. Spesso le movenze erano comiche: il bianco del grembiulino davanti, lo scarlatto della vestina di dietro, l'onda dei capelli, agitati dalle scosse, apparivano ogni tanto, e ogni tanto le pupille si rivolgevano attonite, più che interrogative, per domandare:

«Ma, caro signor padre, come va tutto questo che qui non si sta mai fermi? è così instabile ed inquieta la nuova dimora?»

Il padre, Almerigo Crosio, seduto in un angolo, guardava.

Guardava Puccìn, cui il treno faceva ballare una curiosa ridda, e questo pensiero diabolico si delineò nella mente di Almerigo Crosio: così, ecco: «lasciare aperto lo sportello opposto: attendere che Puccìn vi batta contro. Non avrebbe sentito neppure un grido: il rosso, il bianco, l'oro dei capelli travolti un istante, poi nulla, più nulla!»

«Che cosa è stato?» chiederà la vana legge degli uomini.

«Una disgrazia involontaria» risponderà Almerigo Crosio.

E la statistica degli uomini registrerà una disgrazia involontaria di più.

***

Ma Almerigo Crosio al pensiero diabolico rabbrividì, si alzò, andò all'altro sportello e si rassicurò che fosse ben chiuso, ma, nel ritornare al suo angolo, prese Puccìn per l'uno e per l'altro polso, davanti a sè, stringendo a pena: poi nel premere andò sempre crescendo. Voleva vedere gli imperturbabili occhi lagrimare, voleva udire la soave voce tramutarsi nel pianto, voleva che Puccìn provasse paura non fiducia di trovarsi con lui. Qualche piccola cosa pur il Demonio domanda di tributo anche gli uomini onesti! E stringeva!

E Puccìn fissava attonita, l'ombra della paura già oscurava il volto, le labbra fecero boccuccia brincia per il dolore, ma non per piangere, bensì per offrire il solo omaggio che poteva offrire per il riscatto della pena: un bacio!