— Signora, sarà necessario provvedere una infermiera per la notte.

— La infermiera sono io.

Ogni obbiezione fu inutile. Infermiera volle essere il giorno e la notte.

Si trasmutava di giorno in giorno: pallida per le lunghe veglie, ma composta, ma non una traccia di pianto: anzi una specie di ilarità interna che appariva in una dolcezza e in una signorilità sorprendenti.

Quando la febbre decadde e cominciò la convalescenza di Clodio, ci intratteneva spesso ad un tavolino da tè, presso il letto dell'infermo. Ragionava con molto buon senso dei bambini, dell'educazione da dare, e ogni consiglio del dottore era accolto con vivi segni di riconoscenza. Pareva che imparasse una lezione preziosa, che si addentrasse in un giardino meraviglioso di purità dove ella, donna, metteva il piede per la prima volta. E ne era beata!

In verità noi assistemmo in quei giorni ad un fenomeno inesplicabile quanto meraviglioso anche pel mio amico dottore: cioè allo sviluppo della cellula della coscienza nel cervello di colei che fu chiamata il marito di Clodio.

Come siano fatte queste cellule e dove abbiano sede il dottore non sa ancora, ma egli assicura che si tratta di uno speciale gruppo protoplasmatico che può essere eccitato da una speciale commozione morale o anche da cause traumatiche.

Comunque si voglia credere su tale proposito, il fatto vero e provato è questo che la marchesa divenne da allora in poi moglie e madre esemplare.

Questo lo imparai dalla conoscenza del marchese col quale divenni ottimo amico, non dalla cronaca. Anzi la cronaca cessò di occuparsi di lei: il suo nome non suonò più sulle labbra del publico, le sue toilettes non furono più argomento di descrizione nei rendiconti dei giornali, giacchè questa è la sorte che tocca alle donne virtuose: il più completo silenzio sul conto loro.

IL TRIONFO
DELLA PENNA D'AIRONE.