La gioventù di Leo era stata triste.

La rosa non era voluta fiorire sul margine della sua nova vita.

Ed è per questa ragione che egli, in sui vent'anni, cioè prima del tempo, era uno spirito meditante ed austero, e altresì un refrattario all'amore.

Questo suo naturale, fra le molte centinaia di giovani dell'Università, rendeva Leo altrettanto noto quanto lo rendevano i suoi calzoni, i quali non arrivavano mai a nascondere i legacci delle mutande e i due tiranti delle scarpe.

E i suoi calzoni non arrivavano alla lunghezza normale della moda per la stessa iniqua ragione per cui il suo pranzo si ostinava a non oltrepassare il limite di soldi venti, e la cena si manteneva alla virtuosa sobrietà di un pezzetto di cacio salato o di salame.

Spirito meditante e refrattario, adunque, all'amore!

Ma anche in questo bisogna intenderci per non dir cose che siano troppo fuori dal vero: il vero sacro ed occulto.

A vent'anni non c'è austerità che tenga e non c'è meditazione dolente che vi smorzi questa bella convinzione della giovinezza: «cioè che il signor Iddio, quando creò tutto il vasto mondo, lo abbia creato con uno speciale riguardo per voi, proprio per voi e per il vostro bellissimo volto.»

La luna, al tempo della giovinezza, vi manda un garbato sorriso: gli occhi dei fiori e dei passerotti contemplano proprio voi, i vostri propri consimili vi sembrano animali graziosi e benigni. Per far piacere a questi animali e far loro servizio, le stelle si rotolano lassù in cielo, il vapore sbuffa, il sole compie il suo orario regolare, il mare — docile bestione — fa da facchino e porta i bastimenti gravi sulla schiena: e, se hanno un torto i vostri simili, questo consiste solamente nel non riconoscere compiutamente i vostri meriti e i vostri diritti.

Oh, più tardi, molto più tardi la luna non avrà più complimenti per voi; e allora, quando la luna non vi fa più complimenti, quando vi avvedete che il sole compie i suoi giri con una rapidità spaventosa ed inesorabile (mentre prima spiegava in pace le vele d'oro al blando favonio del tempo) quando il vostro spirito critico trova che le cose del mondo vanno irrimediabilmente male e che i vostri consimili non sono più graziosi, ma sono una macchia sporca nel paesaggio del mare e della selva, quando in voi si viene radicando la convinzione che esiste una legge dello spirito immutabile come quella della materia e che, con tutto cotesto, voi fra i milioni de' vostri simili non avete altro diritto che quello di essere tollerato per il posto che occupate, pel pane che mangiate, per l'ossigeno che respirate, oh, allora sì l'austerità è paurosa!