Dimostrava il mio ottimo raccomandatario che non è lecito ad un giovane per bene essere republicano. «Republicano al tempo di Catone, di Cicerone, di Muzio Scevola, di Collatino e di Bruto va bene: ma dopo, no! il nome stesso republica si presta bensì all'esercizio di una declinazione composta: nominativo res publica e genitivo rei publicæ, come ius iurandum, genitivo iuris iurandi. Ma questo è il solo vantaggio che noi possiamo ricavare dalla parola republica.» Giacchè il povero uomo scivolava per effetto della lunga abitudine sempre nelle declinazioni.
Però era il solo che fosse sincero e mi volesse un po' di bene.
Egli, in quelle solennità, mi veniva a prendere verso mezzogiorno, dopo colazione, quando già tutti i compagni erano usciti.
— Bondì, putèlo! oggi è un giorno che ci divertiremo — dicea — La colazione l'hai già fatta? Sì? Tanto meglio; così avrai più appetito per il pranzo. Intanto andiamo a comperare un bel dolce!
In quell'età, verso i quindici anni, io amoreggiavo letteralmente con certi speciali dolci, come è a dire i canditi, i fondants, le creme, le cioccolate, quei dolci siropposi che gemono icore e colore da tutti le parti. Ci lasciavo gli occhi nelle passeggiate! Ma il mio raccomandatario si accontentava di comperare una di quelle squallide ciambelle come se ne mangiavano anche in collegio.
Giunti a casa, doveva giocare e far divertire i suoi molti figliuoli: dalle tre alle cinque su e giù in piazza alla musica, dove mi vergognava a fianco del soprabito ritinto del raccomandatario, che era appunto il più umile e spregiato professore del ginnasio.
Alle cinque, pranzo col lesso di pollo, un piatto d'arrosto, dolci e bottiglia di vino moscato, la cui stappatura era una cerimonia: tutto ciò con la raccomandazione di bere e mangiare molto «perchè di questa roba tu non ne mangerai in collegio di certo.»
Alle sette, a spasso con tutta la famiglia. Io avanti a dar la mano ai piccini, dietro i coniugi, infine la nonna e la fantesca che in quelle occasioni solenni otteneva di lavare i piatti al mattino. Io arrossivo e fremevo di trovarmi in quella processione!
D'inverno, si andava a mangiare la panna montata con le cialde, d'estate a sorbire il gelato.
Alle otto precise, ritorno in collegio.