Giunto alla presenza del rettore, venivo riconsegnato regolarmente.

In quelle occasioni il rettore si ricordava che anch'io ero uno dei cento venti infelici, soggetti alla sua giurisdizione.

Levava il dito all'altezza della fronte, corrugava le ciglia e mi scatenava senza motivo un'esortazione morale preceduta da un «Macte animo! Principiis obsta! Cursus in fine velocior! Obœdite prepositis vestris! Seggendo in piume in fama non si vien nè sotto coltre ecc.! Itala gente, se virtù suo scudo su voi non stende libertà vi nuoce!»

Il raccomandatario con la zucca pelata e scoperta, chiosava sorridendo e sorbendo il dolce e la saggezza di quelle parole che evidentemente formavano parte degli annessi e connessi all'ufficio di rettorato, per rendersi meritevole del ventisette del mese.

Per mio conto, senza giungere allora tanto in là, sentivo un odio implacabile quanto ingiusto contro Ovidio, Orazio, il Petrarca, contro tutti questi poeti e filosofi, divenuti carabinieri ed aguzzini al servizio del rettore. Il quale con uno schiaffetto episcopale mi accomiatava.

«Attento alle cose dette!» ammoniva il raccomandatario con segreta significazione, e si riferiva alla Republica, genitivo rei publicæ.

Con le dame che venivano poi in ritardo il Principiis obsta, e il Macte animo! erano detti con un tuono tale che tutta la colpa era di Ovidio e di Orazio: gli inchini erano inoltre così profondi, le parole di indulgenza così convinte che non si avvedeva degli enormi contrabbandi di caramelle, cioccolatte, pasticci d'ogni maniera.

Si sentiva sino ad ora tarda in dormitorio sgretolare dolci, e ogni tanto a me: «Ehi, Corame, ti sei divertito? era buona la panna? Con un franco ne danno da riempire un pitale. E il pranzo era buono in casa di Gattina arrabbiata! Per un republicano di Sparta basta la broda nera.»

Gattina arrabbiata era il sopranome del raccomandatario.

E, a proposito di dolci, mi ricordo che una volta mio padre me ne comperò una scatola, seguendo le mie precise ordinazioni. Il contrabbando fu eseguito felicemente: chiuso nella mia stanzetta, dopo essermi bene assicurato che nessuno mi vedesse, alzai devotamente i quattro veli di carta ricamata che coprivano la scatola. Un tesoro! I marroni canditi gemevano il loro rosolio sugli ananassi e su certe meravigliose prugne verdi, grinzose, dense. I fondants, dal lilla tenue al rosa ardente, erano allineati su di un letto di cioccolatte finissima.