Povero babbo mio! mangiando quei dolci, io mi comunicavo con lui come i credenti comunicano con Cristo quando sulle labbra loro si posa l'ostia consacrata. Lagrimavo di commozione e di gioia.

Dove nascondere il meraviglioso dono? A quale angolo confidarlo? Il tempo stringeva. La stanzetta povera, nuda, non offriva alcun nascondiglio. Alzai il capezzale e sotto vi occultai la scatola.

Al mattino seguente in camerata, dalle sei alle otto, era tempo di studio, a lume di gas.

Ma per capir bene, bisogna che sappiate come fra quei marchesini, fra quei S. Luigi blasonati, esistesse una vera e perfetta camorra.

Date un ambiente sociale falso e viziato, e voi avrete naturale e spontaneo il fenomeno della camorra, nel modo stesso che se non rifate il letto e la stanza, vi si annideranno le cimici. Il linguaggio simbolico, i segni di riconoscimento, l'astuzia e la violenza collegate insieme, il segreto, la vendetta, l'omertà: non mancava niente! Mi stanno ancora alla mente certi fenomeni di depravazione e di raffinatezza del vizio che se li leggessi in un libro di patologia, stenterei oggi a crederli. I prefetti stessi subivano, che v'ho a dire? il fascino di quella corruzione: molte volte la alimentavano essi stessi spiegando in segreto alle avide orecchie, ai viziosi sensi mal desti, le oscenità dei sessi. Accumulate per anni questi adolescenti, questi efebi, assieme; provocate la pubertà nella serra dell'inazione forzata; nutriteli di ipocrisia obbligatoria; impedite il sano sviluppo organico con una disciplina stupida ed inumana, e il fenomeno patologico e il pervertimento scoppierà da ogni parte come uno sfogo voluttuoso. E dire che sono cinquecento anni da che Rabelais scrisse un suo mirabile trattato di pedagogia! Noi, i timidi, i pusilli, i lavoratori, formavamo il campo di sfruttamento. Sempre così, dovunque: nel vasto mondo e nel minuscolo collegio!

Dunque vi dicevo che al mattino c'erano due ore di studio a luce di gaz.

E una voce allora, beffardamente nasale, disse nel silenzio:

— Ho il piacere di annunciare ai compagni che abbiamo requisita, dopo debite e diligenti ricerche, una mastodontica scatola di dolci. Eccola!

Tutti si erano voltati: un gelo mi corse al cuore; era la mia scatola!

Mi levai, corsi per afferrarla.