Con tele adorne, con arazzi e altre fantasie, Nadina ricoprì la nudità delle pareti e indulgendo al costume della spiaggia, anche lei alla sera imbandiva la mensa sotto le campanelle all'aperto con la lampada da giardino, contro cui le falene venivano in gran folla dolcemente a morire.
Spesso in su le prime sere notò fra le molte ombre che passavano, un'ombra che si arrestava e le parve quella dell'uomo dal gran cappello di paglia bianca. Osava a pena fermarsi da lontano, e scompariva.
***
Ma oltre alla casetta, bisognava pensare al capanno di paglia in sulla riva del mare per fare il bagno, e Nadina, nuova ancora a quella vita, stava contrattando con alcuni pescatori per farne erigere uno, quando una cameriera elegantissima, in cuffietta bianca e niente scalza benchè sull'arena, le si accostò e disse: — La mia signora mi manda a dire che se lei vuole approfittare della sua capanna, faccia pure! —
Nadina ringraziò, guardò a torno e osservò, meglio che prima non avesse osservato, non lungi da sè sulla spiaggia un piccolo attendamento signorile.
Da una gran sedia di vimini con frange e cupolino veniva fuori un volto e una capigliatura color carota, e su quel volto si disegnava un sorriso benigno con gli angoli delle labbra in su: e il sorriso e una mano che sporgeva, dicevano: «Siamo noi che offriamo!»
Presso alla sedia era piantato un tavolino con giornali, sigarette, cestello con ricamo: il tutto al riparo di un ombrello enorme multicolore, fissato sulla spiaggia. Sedia, tavolo, ombrello riparati alla lor volta da un elegantissimo camerino da bagno di fine e graziosa fattura, inverniciato a colori vivaci.
Un compiuto attendamento alla cui guardia stava un terribile enorme cane danese.
Nadina si accostò.
Il cane danese scoperse i denti e ringhiò.