Qui cominciava il diverbio etico-sociale fra me ed il dottore: diverbio che si protraeva finchè le stelle dell'Orsa non cadevano in mare.

Quello però che stupiva era l'osservare come nè l'uno nè l'altra pareva che si avvedessero di questa atmosfera di obbrobrio e di ridicolo che li ravvolgea.

Ella sa dell'ingiurioso nomignolo di marito di Clodio? ne soffre? ne gode?

Le sue labbra ridono continuamente, le sue carni esultano in un'esuberanza di salute magnifica. La sua epidermide ha dei bagliori metallici di bronzo e d'oro: la sua chioma leonina si sparge come manto oltre le reni dietro all'accappatoio. L'anca coperta ma nettamente adombrata dal saio bianco dell'accappatoio, spiega movenze statuarie che arrestano la gente: e con tutto questo quel granatiere-femina ha delle estremità squisitamente modellate ed esposte al giudizio di chi le vuol vedere, giacchè, dalle undici alle dodici, il famigerato marito di Clodio passeggia fra elegante coorte lungo i rompenti del mare.

Che dice? che parla? di che ragiona?

Meravigliose sciocchezze, che le fanno risplendere i carbonchi degli occhi iridati e pazzi, più splendenti dei due gran diamanti che le adornano il piccolo lobo. Grandi risa urlanti come il mare, che le fanno scintillare le gengive di corallo e le perle dei denti serrati, aguzzi, ràbidi: giacchè ella ride sempre l'incosciente femina: ride sino a scoprire tutta la gola.

Solo quando la governante viene alla spiaggia coi piccini — esangui, delicati e belli come figli di re — ha degli scoppi orgiastici di gioia lagrimosa, chè veramente ella piange. Allora li solleva, li bacia, li soffoca, poi li cede alla governante per non ricordarsene che il giorno seguente.

***

Singolar cosa! Le discussioni fra me ed il dottore, pur raggiungendo le più eccelse e babeliche cime della fisica e della metafisica, partivano sempre dallo studio di lei, la incosciente, il marito di Clodio.

— Il suo cervello — diceva egli una sera — se fosse possibile metterlo a nudo, risulterebbe bianco e liscio come quello di un pulcino, di un idiota. Finora si sono fatte e si fanno delle questioni astratte di morale; quasi che la morale fosse un secondo infuso misterioso come l'anima. Noi invece facciamo delle questioni semplicemente fisiologiche; e quando lo studio del cervello sarà più avanzato, risulteranno manifesti molti fatti che oggi a pena si intendono. Certo, anche il profano, oggi, osservando due cervelli, quello poniamo di un semplice lavoratore del muscolo e quello di un uomo geniale, vi scorgerebbe differenze che non sospetta nè pur da lontano. Vi sono cervelli di pensatori che stupiscono per il lavoro meraviglioso ed immane che devono avere compiuto: macchine occulte e veramente divine che non conobbero il riposo se non il dì della morte: rispetto alle quali la fatica degli schiavi che elevarono le piramidi è un niente....