— Inverosimile!
— Anzi, verissimo.
— Evidentemente la grande sua bellezza, mi conceda questa espressione audace (e l'uomo pronunciò quella parola timidamente credendo che la donna ne dovesse arrossire, ma la donna non arrossì) ha reso timidi i suoi adoratori. E in verità chi dei mortali oserebbe sposare una Dea?
— Ed ecco detta una terza o quarta sciocchezza.
— Perchè signorina?
— Perchè contiene nella sua forma di complimento iperbolico una grave offesa. Lei viene a dire in bel modo che io non sono una donna adatta alla vita domestica, e invece io mi sento discretamente portata per la vita di casa. Mi piace dipingere, scrivere, leggere, ma non disdegno brandire la mestola o far saltare la casseruola. Uomo incredulo, non c'è che il fatto che la possa persuadere?
***
L'uomo incredulo si era costituito una specie di servitore di Nadina. Nella dimestichezza della vita del mare, in quel facile comporsi e scomporsi delle relazioni, in quel vivere familiare di tutti, la cosa non destava alcuna critica o maldicenza. Se non era l'uomo dai sandali, erano altri signori e giovani e giovani donne che si accompagnavano a Nadina nelle belle passeggiate o a veleggiare sul mare, giacchè la riserbatezza non voleva dire stranezza, e stranezza sarebbe stato il vivere troppo diversamente dalla vita che tutti facevano. Nadina stessa era sorpresa della confidenza e della familiarità piacevole a cui la induceva quell'uomo semplice e strano, ingenuo e sapiente. Una vena di letizia fraterna le si apriva quando si trovava in sua compagnia.
***
— Uomo incredulo — disse un giorno Nadina (e il sole folgorava nel cielo di mezzogiorno e le diafane campanelle del pergolato non avean la forza nè meno di segnare un'ombra sul terreno) — uomo incredulo, si fermi qui sulla porta e mi dica che profumo ella sente.