E l'oro, cadendo, stride e ride come olio su le fiamme.
L'umanità incatenata bestemmia, odia più e più, e lavora più che mai per dar libertà e agevolezza di moto a questi pochi felici.
E l'oro, per fatal legge, ritorna nelle mani d'onde era partito!
Per qualche tempo a Nadina soccorse la memoria di questa umile Italia lontana, della sua stanzetta dove il ritratto del babbo pendeva dalla parete, e le labbra di lui dicevano: «brava Nadina!»
Poi un po' per volta queste imagini perdettero di forza e finì per trovar bello, anzi magnifico, trionfale quel genere di vita sempre in moto, ma un moto che si compiva così dolcemente come quello di una cuna che ninna o si muove sui tappeti silenziosi.
Avea appreso anch'ella a spregiare il minuscolo pane plebeo delle vertiginose abbaglianti mense, a trovar logici i costumi esotici, a trovar supremamente belli i pranzi ne' grandi alberghi, ne' suntuosi piroscafi tra fasci di luce, scintillar di brillanti, spalle ignude.
Oh, semplici e lieti pini dell'Italia lontana, come eravate lontani oramai dal cuore di Nadina!
Aveva finito per trovar naturale quello strano amalgama di audace e di cauto, di inverecondo e di correttissimo che era nei costumi di quella gente eterogenea. Eterogenea ed eteroclita, eppure uguale e alla pari.
Non dite che l'uguaglianza l'ha creata Prudhomme, che l'internazionale è figlia della mente di Carlo Marx!
In quella gran vita che Nadina viveva, tutti erano uguali, internazionali, cosmopoliti.