Ma allorchè discese il vèspero, dopo il lungo merìggio, una luminosità cilestrina venne dal mare.
Riconobbi quella luce, ed essa riconobbe me; e ne stupii come di una carezza dell'infànzia.
*
Trovai una stanza in un albergo e mi addormentai di un greve sonno.
Capìtolo XIX.
LA FESTA DELLA MAMMA.
Questo fu il sogno di quella notte di estate.
*
Non è il ****? Non è il giorno della mamma? Io le porterò di bei dolci, i più fini che troverò. Non sarà come quell'anno che io giunsi in ritardo; ed io avevo per mano il mio bambino affinchè venisse anche lui alla festa; e così si ricordasse della madre mia. Pòvero bambino! Era tutto pàllido, tutto vestito di bianco; ma i suoi occhi èrano attòniti e le sue scarpe èrano vècchie, slabbrate, senza tacchi....
Sì, sì, ora ricordo: fu il calzolàio: aveva promesso le scarpe nuove, e non le portò. Con la scusa che sono pòveri operai, si màngiano la parola, questa miseràbile gente, per un centèsimo di più di guadagno! Non le aveva neppur cominciate, le scarpe! E partimmo così in ritardo. Vederlo pàllido così, pòvero bimbo, e trascinare quella spècie di ciabatte, mi dava una irritazione sorda, insensata.