«Ma sta ritto almeno!» io diceva.

La città era in festa. Passàvano altri bimbi, fiorenti, gai, con le scarpe nuove. «Ma sta ritto almeno!» E.... e lo toccai appena; ma feci atto di percuòterlo lì, fra la gente. Lui si fermò lì, fra la gente, avvilito. Il mazzo dei fiori per la nonna, gli cadde.

«Su, su via, sii buono. Lo sai che bisogna camminare dritti, forti, fra la gente, e con la testa alta! Ora ti comprerò molti dolci».

Era tardi, e lui camminava senza avvedersi della sua goffàggine, trascinando quelle orrìbili scarpe senza tacco, che lo facèvano sembrare anche più piccino. Quelle abbominèvoli scarpe mi plasmàvano nel cervello l'idea fissa d'una misèria ereditària, inguarìbile. «E poi e poi, se ti occorrerà dar dei calci, come farai con quelle scarpe?»

La pasticceria era piena di gente, sul mezzodì.

«Su, entra. Compriamo i dolci....»

«Non mi arrìschio....»

«Non ti arrischi? Non ti arrischi?»

Avere dei figliuoli che non s'arrìschiano! Ma che sono gli altri uòmini? Ma non sai che non arrischiare, che aver temenza degli altri uòmini, è la maggior condanna pei nati su la terra?

Era mezzodì, oramai, quando arrivammo; e la mamma era vestita a festa.