Quando egli morì, ci fu un grande funerale in Bologna, e la gente faceva confronti fra questo funerale e quello del Carducci e quello di non so chi altro. Ma in quel giorno in Bologna vidi sopra la casa dove abitava il Pàscoli fuori di porta d'Azèglio, un gran màndorlo improvvisamente fiorire. E la sera in una bottegùccia vidi una giovanetta cieca e di ùmile condizione, la quale piangeva; e domandàndole io perchè, rispose; per la morte del Pàscoli. Ella non lo conosceva di persona, ma diceva che per le poesie di lui aveva, lei cieca, veduto il cielo ed i fiori.
Queste due cose mi fècero molta impressione e così decisi di andare a San Màuro a fare ammenda dei miei pensieri.
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Lasciai l'albergo di quella città, e mi trovai in piazza che era primo mattino. Cominciàvano a venire le prime vetture da nolo. Ne noleggiai una.
Il giro per San Màuro importava parecchi chilòmetri di più; e il vetturale fece valere i diritti dell'Ostenda d'Itàlia per domandarmi venti lire; e infine si arrese per diciotto, perchè io ero io; ma non lo dicessi a nessuno che lui veniva per così poco.
Ed ecco càpita lì, tutto trafelato, un grosso prete. E si spiegò: egli doveva recarsi al mercato, a Savignano, e aveva perduto la prima corsa del treno delle quattro e mezzo. Si offrì, poi insistè per salire anche lui. Avrebbe contribuito per due lire al nolo della vettura; poi due e mezzo. Arrivò sino a tre lire. Ma io sempre di no con la testa.
— Capisce — diceva — che ho affari urgenti al mercato!
Ma io sempre di no con la testa.
— Ah, non capisce? Tedesco è lei!
Quando il prete vide che a nessun patto io ero disposto a farlo salire, si sfogò col fiaccheraio, in dialetto: