Ogni tanto qualche fìschio lungo, di trebbiatrice: presso le aie, ogni tanto, vampate calde di spighe sgranate. Dietro gli olmi, saliva verso oriente la lìnea del mare: qualche vela sospesa. Riudivo, con effetto di incantesimo, al passare dei passanti, il suono del dialetto dell'infànzia. Mi pareva a quei suoni di vedere i miei morti antichi. «Come mai perdura — io mi domandava — tanta letìzia nel mondo?» Ma le ròndini garrìvano più forte. Mi affissai in quel garrire delle ròndini, e ripetei anch'io, non so come, le parole del Pàscoli:

Dunque ròndini, ròndini, addio!

Oh, buon poeta! Eri tu che mi prestavi dalla tomba la tua cantilena:

Ma saranno pur gli stessi voli;

Ma saranno pur gli stessi gridi;

Ma saran pur gli stessi nidi,

Risarà tutto quello che fu.

Una monòtona cantilena in verità. Ma le cantilene dei poeti bisogna controllarle buttàndole contro il sole, contro le ròndini. E se queste cose rispòndono, allora le cantilene più disadorne sono veramente adorne.

Chi sono i poeti? Sono coloro che pàrlano dopo la morte.