Dunque, ròndini, ròndini, addio! cioè: addio, dolce vita!

E poi, ripensàndoci e come eccitato da quel garrire che accompagnava sopra la mia testa l'andare traballante della vettura, mi pareva che anche un altro poeta avesse così preso commiato dalla vita con un addio alle ròndini.

E cercando chi altri avesse detto così, vidi verso occidente la lìnea dei monti, San Leo, la Carpegna, Montefeltro.

Per quei monti di Romagna passò San Francesco la prima volta che si recò alla Vèrnia; e partèndosi per sempre dalla Vèrnia, disse così: «Dunque addio, addio, addio! Io me ne parto con fra Leone, pecorella di Dio, e qui non farò più ritorno. Addio, addio, addio! Addio tutti: addio ròndini, addio Monte degli Àngioli, monte pingue, monte coagulato, rèstati in pace che mai più ci rivedremo!».

Ma il fiaccheraio ruppe l'incanto: si fermò ad una bottega su la via, da cui pendeva una frasca.

— Se permette — disse — mi rinfresco la gola, — e balzò di cassetta, e poi stava lì su l'ùscio dell'osteria centellinando da un boccaletto di còccio, in un bicchiere, un così vermìglio vino, con tanta gioia, con tanto sole in quel vino, che mi parve quasi natural cosa cominciare il giorno libando il vino. Se non fossi stato io più ebro di lui, lo avrei imitato.

— Lo poteva prender su, pòver pritazz! — disse.

Non risposi: se saliva il prete, non saliva San Francesco.

— Già che siamo su la strada, — dissi io, — vi volete fermare un poco alla Torre?

— Vuole andare a visitare le cantine della Torre? — ridomandò lui. — Ci va tanta gente. C'è una botte che è grande come una casa.