— Anzi non entreremo nè meno alla Torre. Basta che vi fermiate un po', e poi giriamo tutt'intorno, di passo. La cosa farà piacere anche a questa vostra bèstia, che mi pare non àbbia troppa volontà di andare.... — conclusi innocentemente.
Se ne ebbe a male. Questo io non dovevo dire. Era una bèstia eròica la sua. Non disse «eròica»: disse «di un sentimento, che nemmeno un cristiano! Sa lei quante mìglia pàssano, adesso, con la stagione dei bagni, sotto le sue zampe? E senza mai alzare la frusta e senza biada! Che vale, del resto — concluse — farci delle spese? Già, finita la stagione, tutte queste pòvere bèstie da piazza sono destinate alla carretta o al pelatòio. È il gran sentimento che ha. — «Ah, sì!» — urlò infine verso di me levando la palma della grossa mano, e: «Va là, Filopanti!» e sùbito le quattro gambe ballerine della bèstia affrettàrono premurosamente il loro ritmo.
— Vede?
— Vedo. E perchè la chiamate così?
Non sapea. La aveva comprata con quel nome.
Sventurata bèstia, se non fossi nata così piena di natural sentimento — pensavo, — avresti la consolazione di gustare un po' di biada prima di andare al pelatòio.
Capìtolo XXI.
L'ALLORO ED IL CIPRESSO.
Eravamo giunti alla Torre.
Questa denominazione si dà a una grande tenuta che era ed è ancora possesso della casa principesca romana dei Torlònia.