— Voi non ci credete, forse? — domandò Mimì.
— Sì, ma così e così. Questo vi volevo dire, Mimì, che oggi il mondo è un così fragoroso macchinàrio che non si sèntono più le voci delle tombe. Della qual cosa è prova il fatto che molti poeti si sono messi a celebrare il frastuono dei motori e dei macchinari.
— Che cosa dite?
— Niente, Mimì. —
I riccioletti del mattino si scòssero a queste mie parole attorno al visetto glabro e incipriato di Mimì; i suoi occhi tondi e superficiali si fècero più tondi.
Mimì veniva da una lunga tournée nell'Amèrica del sud, e perciò ignorava i più recenti prodotti della poesia nazionale.
— Niente, Mimì; ma per cantare le bellezze e anche le bruttezze del creato, occòrrono volti terrìbili e facce barbute. Voi donne siete invece capellute sì bene, ma senza barba e con quei visetti graziosi....
— Ma la poetessa G***, la poetessa V***, la poetessa N*** sono celebri, eppure non hanno barba, non hanno volti spaventèvoli: càntano nei loro versi le bellezze del creato, i fiori, le stelle, la luna, Iddio, il cielo, il mare....
— Questo che voi dite, è vero, Mimì; ma vi prego di osservare come tutte le volte che una poetessa canta i fiori, le stelle, la luna, ecc., ecc., sotto i fiori, le stelle, ecc., se ci si guarda bene, si vede un uomo, cioè l'amore per un uomo o per più uòmini. Ciò senza dùbbio è cosa interessante, ma un po' monòtona. Molto più interessante, invece, è quando la donna si denuda sinceramente, apre quasi le sue carni e pare che dica: «Guarda, o uomo, come amore òpera dentro le nostre vìscere». Questa è la vostra maggiore originalità; o almeno qui l'uomo non vi può fare concorrenza.
— Mi denudo anch'io — disse Mimì.