Mi sento rispòndere: «Cristòforo Colombo ci ha permesso le tournées in America; Stephenson ci ha permesso di viaggiare in sleeping-car; Pasteur ci ha inventato molte cose igièniche; Edison ci ha inventato le lampadine elèttriche: i pittori hanno disegnato i figurini delle nostre toilettes; i guerrieri fanno la guerra anche per noi; le teste dei legislatori spesso hanno servito da cuscinetto alle nostre scarpine. I poeti sono i nostri reclamisti».
La biondina, dormiente, esponeva graziose scarpette d'oro, tutte brillantate.
«Miseràbili carni vendute! — proseguiva io — viltà del mondo senza nome! dissipatrici dell'enorme lavoro dell'uomo!»
«Sempliciotto — rispondèvano loro. — Ci hai mai pensato? Pènsaci. E d'inverno e d'estate, e negli autunni squàllidi, e nelle albe di cènere, e attraverso tutti i terremoti, tutte le devastazioni, chi fiorisce eterna, e ridente? Chi? Noi. Noi non siamo mai arruffate, mai inzaccherate, mai scalcagnate. Erette, lineate le cìglia, fisse le labbra, impennacchiate, indiamantate.... Batta pure la neve! noi siamo il sole dell'uomo. Il nostro splendore attraversa l'ora grìgia del mondo. Ci siamo profumate per vìncere le putrèdini. Ridiamo per deviare le vostre tristezze. Sempliciotto, ci vuoi misurare le spese? Ci vuoi fare i regolamenti? Va a scuola!»
Io ero a questo punto della mia intervista, quando mi sentii balzare sul sofà. Era la bruna che era balzata venèndomi da presso: ed io ero balzato per contraccolpo. Ella — mentre io meditavo su la sozzura notturna — aveva frugato nella sua borsetta d'oro.
— Un'allumette per piacere, — disse presentandomi la sigaretta penzoloni dalle labbra.
Offrii la fiamma, la quale insieme con l'àcqua non si può rifiutare all'uomo e neanche alla donna. Colei accese, aspirò, scosse la compagna, le offrì una sigaretta: ma essa ripetè:
— Go sono!
La bruna allora mi fissò in volto: disse a bruciapelo:
— Noi siamo milionàrie. Certo, milionàrie! Siamo state in automòbile questa notte; e adesso andiamo a letto. Ci alzeremo quando ci piacerà.