— E se loro non vi danno l'assoluzione? — domandai.
— Oh, senta — rispose ragionando come si fosse trattato di un affare spìccio e che si poteva còmpiere anche quella sera stessa —, io ho settant'anni e più di vita, e in settant'anni non ho fatto male a nissuni. Possa pèrdere questi occhi e non veder più i miei figliuoli se ho fatto male a nissuni! Quando sarò morta, mi bùttino dove vògliono. Poi farà Dio quello che vuole di me.
— Oh, buona donna, siate certa che porteranno anche voi lì, nel Cimitero....
— Oh, lì non seppellìscono più nissuni. Quant'anni è che non seppellìscono più? Ma gli scienziati — interruppe poi gravemente — ci hanno diritto.
— Gli scienziati soltanto? — domandai — ed i poeti, no?
«Scienziati» voleva ella dire, cioè «i saggi», cioè quelli che sanno le cose che non si vèdono. Mi diede la buona sera, e si allontanò per uno di quei raggi bianchi che lineavano il prato scuro.
Quella donna è nobile certamente — dissi a me stesso seguendo con lo sguardo la sua magra figura; — non sarà contessa o marchesa: ma nòbile è certamente! Ammette qualche privilègio per gli scienziati e per i poeti. Si rivolge al suo Creatore senza interposta persona: «Ecco, o Dio, a te la mia ànima».
Domattina avrei trovato tutto aperto: la chiesa e il cimitero. Ma non era il caso di ritornarvi. Il trionfo della morte dell'Orcagna, con quei cavalieri che si arrestano davanti alle bare, lo vedremo quando che sia.
*
Mi avviai io pure. Non era così caduta la sera che alla luce ancora sospesa nell'aria, non distinguessi in una piazzetta, deserta allora, un edifìcio di nòbile fattura antica, da gèmine scalee esterne aggraziato, le quali sul chiuso portone in alto si congiungèvano.