— Allora è tutto suo.
— Ah sì, se camperà molti anni, tutto il paese sarà suo.
Il lavoratore cominciò a querelarsi perchè il prete godeva, in terra, il paradiso. — Chi sa poi se ci sarà anche quell'altro paradiso? Lui, il prete, dice: «Badate a quello che diciamo e non a quello che facciamo....».
— E non vi pare giusta?
— E a lei pare giusta? — domandò a sua volta il lavoratore.
— Non mi pare giusto — risposi —, ma non si può nemmeno pretèndere che ognuno viva secondo la pròpria prèdica. Ma sapete, buon uomo, che molti per vìvere secondo la pròpria prèdica sono diventati così magri, da sembrar trasparenti, oppure sono finiti in manicòmio? — Ma nella casa del prete, — domandai osservando mèglio — c'è anche un'osteria.
In fatti sopra la porta c'era un cartello che nell'andata non avevo veduto, e diceva: «Salumi di Parma e vino nostrano».
Come si può combinare — io pensavo — la prima scritta «Senza Dio noi non siamo nulla» con «salumi di Parma e vino nostrano»?
Io al vècchio lavoratore volevo spiegare quel poco che so del mistero della creazione. Vi sono gli uòmini divoratori, così per istinto, come i rondoni, le talpe, i pescicani, sempre in moto con le fàuci spalancate. Napoleone non diceva, e lo confessava come una sua malattia, che per lui la guerra era un istinto, come per il violinista suonare il violino? Che farci, vècchio lavoratore? Distrùggere i divoratori, i pescicani? C'è tutto un partito che ha questo programma, e poi? Pensavo alle talpe. La talpa è il lìrico della fame: è capace di mangiare più volte il suo peso: ha denti e artigli formidàbili per la distruzione. Distrugge in fatti le radici delle piante, e i contadini quando tròvano una talpa, la uccìdono, anzi ne fanno estermìnio. Se non che la talpa non màngia le radici, le rompe soltanto per poter così dare la càccia sotto terra ai vermi e alle larve di cui è insaziàbile. Distruggiamo le talpe? Non dico di no, ma allora la terra è invasa dagli spaventosi insetti infiniti, nati dalle larve; e il rimèdio è peggiore del male! Pensi, volevo dire al lavoratore, che in alcuni paesi si fa commèrcio non solo di talpe, ma di animali anche più immondi, come rospi, bìscie, per salvare la agricoltura, e distrùggere le bestioline pìccole con le bèstie più grosse. Finora non c'è rimèdio migliore. Il nostro torto filosòfico è di considerare gli uòmini per uòmini; che se li consideràssimo come animali, dovremmo ammèttere che mègio de cussì no la poderia andar.
Ma questo ragionamento era troppo complicato e mi accontentai di pagar da bere al vècchio lavoratore.