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Aspettai alla stazione di Borgotaro molte ore. Impossìbile che io scendessi a Parma!
Non volendo andare a Parma, nè restare a Borgotaro, non rimaneva che rifare la via percorsa, ed alla sera ero a Firenze.
Capìtolo XIV.
PÈCORE E UOMINI.
Linea Firenze-Faenza.
Ieri grandinò: il treno correva sotto le nubi, che calavano plùmbee, gràvide ancora di piòggia: le cime verdi dell'Appennino le ferìvano, e dallo squàrcio si vedeva qualche strìscia d'azzurro. Poi il treno cominciò ad ansimare lungo le rotàie bagnate, su per l'erta dei monti. Le quattro ruote accoppiate della macchina pareva avèssero gran pena a salire.
La torre di Fièsole, già scomparsa nel fondo dell'orizzonte, mi rideva ancora nel cuore, melanconicamente: Dante, Itàlia, Firenze, cuore d'Itàlia!
Giallore di ginestre fra le genghe dell'Appennino; e guardando in giù in fondo ai viadotti, si vedèvano gore lustreggianti; e in fondo ai botri, e su per le aèree pendici si vedèvano bianche pècore in piena pace pascenti.