Sotto il riparo di una schèggia, ecco due pastorelli si ripàrano dalla piòggia. Fanno con le manine «Addio, addio» al treno: sorrìdono: soli, piccini, tranquilli fra quei gran monti paurosi.

Ma le pècore, ma qualche màcchia più bianca lassù fra i querceti — èrano mucche e buoi — non lèvano nemmeno la testa.

Chi lo ha detto? San Paolo, mi pare; e di poi l'hanno ripetuto i padri della Compagnia di Gesù: «Gli uòmini sono pècore, e le pècore non potrèbbero salire al monte senza cozzare insieme sino a precipitare giù nel burrone, se il pastore, cioè la provvidenza, non le vigilasse».

Ma guardando quelle pècore pascenti non mi parve che esse avèssero bisogno del pastore. Esse brùcano oggi in divina pace fra questi monti; come trecento, come mille anni fa. Le nubi minacciose ed orlate di nero scèndono dal cielo; ed esse brùcano in pace!

Bello questo paesàggio aspro dell'Appennino: esso è rimasto forse come era più di mille anni fa, quando i messi di re Alboino, dopo tanto cercare, vi trovàrono alfine la Marcolfa col figliuol suo Bertoldino: paesàggio immoto nelle età, attraversato adesso da questa carrozza di ferro, coi sedili imbottiti di velluto, il lavamano e le lampadine elèttriche.

Forse il pastore è necessàrio per gli uòmini.

Una gran tenerezza mi trascinava dal treno fuggente verso quei ruminanti: coperti di vello duro, brucanti gli odorosi mentastri, beventi acque pure, digerenti con quattro stòmachi: se non ci fòssero i lupi e i macellai, però. Curiosa stòria! Si legge dell'uomo questa cosa: che dopo aver trovato quella sua cèlebre definizione: cògito, ergo sum, ha poi desiderato di èssere come le pècore!

Strano è anche come i vecchi castelli, i vecchi borghi si confòndano con il colore delle rocce. Le torri sèmbrano ricami della terra: tutto si confonde nella terra.

Nelle curve si vede il treno che, ruggendo, si disvìncola dalle strette dei monti. La màcchina — a fissarla lungamente — sembra, con quel pennàcchio di fumo e quell'àlacre moto dei suoi organi, che vada animata da una sua volontà. Certo è un'illusione dell'òcchio perchè è l'uomo che ha creato la màcchina. Però questo contìnuo creare màcchine e màcchine non può darsi che porti via un po' d'ànima all'uomo per darlo alle màcchine? Se la natura ha dato quel tanto e non più....

Il treno si è liberato dai monti. Precìpita.