Ermanno Wolf Ferrari (1876) veneziano, può domandarsi come Arturo Graf:
Mia madre fu latina
Fu teutone mio padre.
Vince il padre o la madre?
Non vi può esser dubbio, che egli si sente italiano e tale lo mostrano le sue opere. Italiano è il carattere predominante della Cantata Vita nuova, tolta da Dante per soli, coro ed orchestra, composizione di grande potenza espressiva, unita ad un colore smagliante (grande orchestra, organo e pianoforte) un'opera di getto senza pedanterie scolastiche e preziosità romantiche, che mal si sarebbero accomodate allo stile di Dante. Due Sonate per pianoforte e violino, due trio, un quintetto con pianoforte, una sinfonia da camera per pianoforte, quintetto d'archi e strumenti a fiato, pochi pezzi per pianoforte e qualche canzone sono le opere che Ferrari scrisse finora oltre quelle dedicate al teatro ed alle cantate Sulamite e la Figlia di Jairo.
Da alcuni anni Ferrari si dedica intieramente al teatro, al quale aveva già dato una delle sue prime composizioni, Cenerentola, che non ebbe alcun successo. Le sue opere posteriori (le Donne curiose, I quattro rustici, il Segreto di Susanna, l'Amor medico) appartengono al genere dell'opera buffa modificato a norma dei tempi cambiati. Wolf-Ferrari s'è venuto formando in esse uno stile abbastanza personale, un settecento musicale con qualche sapore di modernità nell'orchestra ed armonia. Ma se l'eleganza e la sapienza tecnica vi sono grandissime, non altrettanto copiosa e originale vi scorre la melodia ed è ben dubbio se a Ferrari convenga il tono di voluta semplicità, che domina nelle sue commedie musicali e non gli sia preferibile l'autore della seconda Sonata per violino e pianoforte e della Vita nuova. Ultimamente egli ha tentato nei Giojelli della Madonna, anche l'opera veristica turbolenta ed a forti tinte ma senza vero successo, perchè all'autore fa difetto la potenza drammatica.
Leone Sinigaglia (1868) s'è finora dedicato esclusivamente alla musica istrumentale, alla quale lo destinano il suo talento specifico di carattere intimo schivo d'ogni enfasi. Senza voler essere un innovatore egli non ci sorprende ma ci conquista colla rigogliosa ispirazione, coll'euritmia della sua musica, cogli effetti istrumentali ottenuti non con mezzi speciali e strani ma con sapienti impasti di colori. Sincerità e naturalezza sono le sue principali doti e la sua melodia ha qualche cosa di rude e vivificante della musica popolare. Le sue opere principali sono il Concerto e la Rapsodia piemontese per violino con orchestra, il Quartetto op. 27 con un Adagio stupendo per profonda espressione, una serenata per violino, viola e violoncello, le Danze piemontesi per orchestra e l'Ouverture Le baruffe Chiozzotte, felicissimo compendio pieno di vita e spirito dell'allegra commedia di Goldoni, la Suite Piemonte.
Lorenzo Perosi (1872) destò coi suoi oratorî (La Passione di Gesù Cristo, La trasfigurazione, La risurrezione di Lazzaro, La risurrezione di Cristo, Mosè, ecc.), i facili entusiasmi del pubblico italiano, che aveva intieramente perduto la conoscenza dello stile dell'oratorio. Nè il successo fu dapprincipio immeritato, giacchè le prime opere, specialmente la Passione di Cristo, sembrarono davvero promettere per il futuro dell'artista e l'onda di facile e scorrevole melodia che vi fluiva, la nobiltà d'espressione conquisero gli uditori. Ma i molti difetti di queste restarono e l'autore venne formandosi uno stile stereotipo, al quale rimase fedele in tutte le sue opere posteriori ed alla lunga si dovette persuadersi dei limiti posti al talento gentile del maestro. E questo stile che è fatto di elementi drammatici moderni, di reminiscenze bachiane e di musica chiesastica e liturgica impedisce l'unità dell'opera e le toglie ogni grandezza anche per la predominanza della nota triste e sentimentale.
Altri musicisti italiani noti sono: Alessandro Longo autore di alcune eccellenti sonate per pianoforte di stile classico-romantico, Cesare Ricci-Signorini (1867), (più poemi sinfonici di stile e colorito moderno, composizioni per pianoforte, ecc.), Amilcare Zanella (1873), Giovanni Buonamici (1846-1914), Eugenio Pirani (1852), Antonio Scontrino (1850), Giovanni Tebaldini (1864), Bruno Mugellini (1871-1912), Alberto Fano, Giovanni Bolzoni (1841), Alfonso Rendano (1853) e finalmente i facili autori di canzoni Tosti, Rotoli, Denza, Costa, De Leva.
Tutti questi musicisti sono più o meno seguaci delle vecchie tradizioni e le nuove idee e teorie non trovano una vera eco nelle loro opere. La nuova generazione però non potè sottrarsi ad una influenza mediata od immediata di tutto il turbinare di nuovi problemi estetici e tecnici ed i frutti di studi ben più profondi e coscienziosi di un tempo cominciano già a mostrarsi in un vero rinnovamento dell'arte italiana, che ha forse base più solida di quella dell'arte francese perchè la natura italiana è aliena alle nebulosità ed alle preziosità in cui va isterilendosi l'arte francese odierna. Ma essendo gli italiani arrivati gli ultimi, essi si contentano ancora di imitare certi procedimenti tecnici nuovi ed innestarli alle loro opere concepite ancora secondo le vecchie tradizioni. Ma non tutti però, giacchè ci sono anche giovani musicisti italiani, che sono ormai decisamente progressisti sinceri.