Pfohl R. — Die moderne Oper, Berlino, 1894.
Serviéres G. — La musique française moderne, 1897.
Hervey A. — French Music in the XIX Century, London, 1903
Neitzel O. — Camille Saint-Saens, Berlino, 1900.
Angè de Lassus — Saint-Saens, Paris, 1914.
Louis R. — Die deutsche Musik der Gegenwart, 1909.
D'Indy V. — César Frank, Paris, 1906.
CAPITOLO XXIII. L'ora presente.
La fine del secolo decimonono avrà probabilmente nella storia della musica una certa importanza, perchè essa chiude quasi un periodo e segna l'inizio di una nuova epoca. Noi contemporanei non possiamo nè giudicarne dell'importanza ed ancor meno fare da profeti circa il futuro, perchè ci manca l'oggettività e la facoltà di contemplare da un punto di vista più dominante e lontano il nostro tempo e perchè quello che forse sarà la musica futura, oggi non si presenta ancora che appena allo stato embrionale. Il compito di uno che scrive della musica contemporanea non può essere dunque che quello di un cronista o di un semplice critico che esprime le sue opinioni personali.
I nomi dei musicisti della seconda metà del secolo scorso che passeranno alla posterità non soltanto come suoni vacui sono ben pochi. Gli altri verranno dimenticati assieme alle opere dei loro autori oppure si ricorderanno come quelli dei pionieri di una nuova arte che già batte alle porte. I rappresentanti di questa sono tutti stranieri e precisamente tedeschi e francesi. Il più noto e discusso è certo Riccardo Strauss, nato nel 1864, l'anno della morte di Meyerbeer, col quale egli ha almeno la somiglianza della natura avida di successo. Questo barbaro magnifico e temerario dagli occhi chiari, come un giorno lo chiamò Gabriele D'Annunzio, è oggi il conscio duce di molti musicisti moderni e l'eroe dell'ora presente. Se però si studiano veramente le sue opere, non sarà difficile il conchiudere, che in fondo non è tanto la sostanza quanto la forma ed i mezzi di estrinsecarla, che si possono dire nuovi. La musica di questo talento complesso per eccellenza, di quest'anima eternamente tormentata da nuovi problemi, non ha la forza persuasiva di quella dei grandi maestri ma piuttosto ci conquide colla violenza e ci fa ammiratori con riluttanza, perchè la sua qualità principale non è tanto l'emozione sincera quanto la ferrea ed indomita volontà, che essa continuamente palesa.