Tutte queste associazioni erano non solo conseguenza dello spirito dei tempi ma ancor più del bisogno di trovare nell'unione una difesa contro la mancanza di ogni diritto. Tali confraternite non esistevano in Italia, perchè la natura italiana è aliena a simili associazioni e perchè la posizione sociale dei suonatori non era così meschina come negli altri paesi. Qualche cosa di simile troviamo però in Firenze, dove già nel 1292 e 1298 esistevano suonatori di tromba (tubatores) e cennamellari, stipendiati dalla Signoria, che dovevano abitar insieme in San Michele. Il loro compito era d'escire dalla città «in exercitum vel cavalcatam e d'intervenire nelle solennità del Comune facendo maitinatas». In seguito vi si aggiunsero suonatori di piffero, bombarde e cornette. Simili notizie troviamo negli Statuti della città di Pisa, Arezzo, ecc. A Perugia venivano stipendiati nel secolo XV musicisti poeti detti Canterini, che dovevano cantare ed accompagnare canzoni alle mense dei Priori e sulle piazze.
Noi abbiamo veduto l'influenza delle nuove idee del Cristianesimo sulla musica medioevale. Quando l'Europa meridionale non fu più agitata dalle immigrazioni barbare e si vennero formando regni stabili e fiorenti, anche l'arte risorse e si destò un novello sentimento di vita. Le Crociate, la Cavalleria, sorta nel secolo XI, le romanzesche guerre, gli amori il culto della donna non potevano a meno di trovare un'eco nella musica, che coi suoni richiamava alla memoria dei cavalieri i lontani lidi dell'Oriente, le ardite gesta dei caduti, le parole di amore delle dame del cuore.
La poesia e musica dei trovatori, la gaya scienza, ebbe la sua culla nella ridente Provenza alla corte dei conti di Tolosa e Barcellona. Primi fra i trovatori (arte de trobar) dei quali esiste memoria, furono Guglielmo di Poitiers (1087-1127), Peirol (1169-1220?), re Thibaut di Navarra (1201-1254) ed il celebre Adam de la Halle, il gobbo di Arras (1240). Fra i molti generi di poesia e musica provenzale ricordiamo la canzone, la tenzone, il lays, il rondeau, l'alba, la serena, la serventese, il plan (pianto, lamento), la ballata, l'estampida, ecc., quasi tutti di soggetto amoroso.
Colla poesia di moltissime canzoni provenzali ci restò pure conservata la musica, scritta in neumi (nota corale) sulle linee anche dopo l'introduzione della nota mensurata, la quale non era necessaria, perchè il ritmo era dato dalla poesia, che non conosceva che il metro di due sillabe (trocheo e giambo) e ben raramente faceva uso del dattilo ed anapesto di tre sillabe. Le trascrizioni più in uso delle canzoni provenzali sono poco atte a rendercele simpatiche, ciò che dipende dalla maniera sbagliata di leggerle. Ora che finalmente si comprese, che la notazione non è la mensurale ma che le note quadrate ed i neumi corrispondono alle note corali, le goffe melodie di prima si trasformano in vivaci canzoni ritmiche di ben altro effetto. Uno dei primissimi monumenti è un Estampida di Rambaut de Vaqueiras (circa 1195) gentile e melodica. Nè i venti canti del racconto del secolo XIII, Aucassin et Nicolette, su una melodia che si replica, non sono senza qualche pregio anche per noi. In complesso anzi le melodie dei primi trovatori sono più spontanee di quelle dei posteriori, nelle quali l'artificio e la preoccupazione di trovare una melodia interessante e bizzarra nei melismi e nelle fioriture sono palesi.
I trovatori appartenevano di solito alla classe nobile e non cantavano le loro composizioni, ma le facevano eseguire dai Jongleurs (ioculatores) e Menestrels (ministeriales) suonatori e cantanti girovaghi di professione.
La poesia e musica provenzale di Francia passò in Italia alle corti di Monferrato, Ferrara, ecc., dove essa però non seppe mai raggiungere quel grado di popolarità e diffusione che aveva in Provenza. Quantunque non ci sieno conservate composizioni dei trovatori e poeti italiani della scuola siciliana e napoletana, è probabile, anzi sicuro, che molte canzoni si cantavano. Il nuovo sviluppo della poesia italiana con Cavalcanti e Guinizelli ed ancor molto più con Dante e Petrarca indirizzarono però l'arte ad altri ideali troppo diversi da quelli della poesia e musica provenzale.
Molta attinenza coi trovatori provenzali hanno invece i Minnesänger di Germania quantunque la diversità nazionale sia assai palese. Difatti mentre la poesia provenzale era semplicemente amorosa e l'amore vi si mostra piuttosto sotto le forme della galanteria che come un profondo e vero sentimento passionale, la poesia dei Minnesänger innesta al culto della donna quello di Maria ed il sentimento della natura, purificandosi da ogni pensiero di sensualità. Oltre a ciò mentre i trovatori provenzali davano eguale o maggiore importanza alla composizione musicale che alla poesia, i Minnesänger non erano cantori nel vero senso ma piuttosto rapsodi, pei quali il metro e la declamazione erano più importanti della melodia.
L'epoca avventurosa degli Hohenstaufen fu quella del fiore dei Minnesänger. I principali fra questi, alcuni dei quali vengono nominati come presenti alla lotta dei cantori alla Wartburg, se pure essa ebbe mai luogo (1207), sono Wolframo d'Eschenbach, l'autore dei poemi del Parcival e Titurel, Goffredo di Strassburgo, (1210), il poeta del Tristano, Gualtiero di Vogelweide (1160?), Tannhauser (1270?), Enrico Meissen detto Frauenlob, che le donne di Magonza per rendergli grazie delle sue canzoni in loro onore portarono alla tomba (1318), Osvaldo di Wolkenstein (1387), il primo, che alle sue canzoni unisce vere melodie, mentre quelle dei suoi antecessori somigliavano piuttosto a declamazioni cadenzate ed alle salmodie del canto gregoriano.
La musica dei Minnesänger mostra una certa differenza con quella dei Trovatori, perchè la poesia tedesca ha il ritmo sillabico e non quello degli accenti, donde deriva una maggior varietà, perchè si potevano cambiare gli accenti. I provenzali cercavano di ovviare alla monotomia coll'introdurre nella loro musica una quantità di melismi, ciò che non era che un ripiego di varietà.
Con Osvaldo la poesia dei Minnesänger decade celermente e va a finire coi Maestri cantori, che durarono sporadicamente fino al secolo scorso (1839). La poesia dei Maestri cantori non ha più nulla di elevato e non è che un miscuglio di trivialità e pedanteria, che ben s'addiceva ai membri di quelle società, che erano o fabbri o ciabattini e simili. L'unico Maestro cantore, che si eleva sopra gli altri per una certa lepidezza ed originalità fu Hans Sachs, il cantore ciabattino di Norimberga (1484-1576), autore d'una quantità di azioni carnevalesche, ad altre opere.