Il genio di Bach si può intuire, non esprimere a parole. Come Palestrina, egli sta sul confine di due epoche, e mentre chiude l'una, inizia l'altra. Anche egli non fu riformatore nel senso stretto della parola, nè trovò nuove forme, ma le sussistenti perfezionò e perfezionandole le rese tali che nuove appaiono. Come Palestrina incarna la musica sacra cattolica, così Bach è il rappresentante della musica protestante. La sua musica vocale è esclusivamente religiosa ed interpreta la dogmatica protestante, ma egli le ispira sentimenti più umani ed intimi di quello che la severa ortodossia antecedente avesse saputo. Se in Palestrina troviamo rappresentato l'elemento divino che s'abbassa fino all'umanità, in Bach domina l'elemento umano che si libera dai ceppi e dalle miserie terrene, si eleva al cielo, gli confida i suoi dolori, le sue angoscie e vi trova il conforto e la pace dopo la lotta.

Il suo carattere inclina al misticismo, per cui la sua musica è precipuamente riflessiva, profonda ed esigente che l'uditore vi si immedesimi. Non sempre giustificato è però il voler sottolineare il sentimento religioso di Bach, che egli possedeva più per tradizione che per riflesso. Bach è portato altresì al lirismo ed in lui si trovano gli elementi del romanticismo; perciò era naturale che egli coltivasse anche la musica istrumentale, che più si adatta ad esprimere la profondità del pensiero. La musica di Bach non fu popolare ai tempi del maestro, perchè egli si elevava troppo sopra gli altri per venir intieramente compreso e popolare non lo è oggi nè mai lo diverrà. Ma invece si può ben con sicurezza affermare, che molte delle sue opere saranno imperiture come alcune dell'antichità nella letteratura, pittura e scoltura, perchè per quanto cambieranno e la vita di pensiero e le forme dell'espressione, l'alito geniale che vi ispirò il maestro, non può per il tempo che passa spegnersi.

Nella musica vocale Bach segnò traccia imperitura. I suoi numerosi corali a quattro voci sono monumenti insuperabili di melodia ed espressione profonda; molti gli servono di tema per costruire grandiose concezioni polifoniche. Ma dove Bach sembrò attingere ad una fonte inesauribile fu nelle cantate, che sono più di trecento, quasi tutte su poesie di carattere religioso da eseguirsi dopo la predica dell'ufficio protestante. Esse mantengono la forma concertata di prima (introduzione istrumentale, coro, recitativi, arie, duetti, corale). La plasticità dei temi si presta a tutte le combinazioni, senza che l'unità sia perduta; l'opera grande e maestosa sorge naturalmente e quasi necessariamente, nel mentre ogni parte è individualmente concepita. La differenza che passa fra quelle di Bach e dei suoi antecessori e contemporanei è grande, perchè fu egli il primo a riconoscere l'importanza delle forme dell'opera italiana e servirsene combinandole collo stile della musica d'organo, raggiungendo così l'unità e creando una nuova musica da chiesa di spiccato carattere protestante, che fu anche l'ultima non essendo la posteriore che una semplice imitazione della sua.

Il contrappunto di Bach basa a differenza dei maestri anteriori sull'armonia e le singole voci sono sempre condotte melodicamente. La tonalità è la moderna e non è che la scala minore discendente colla sesta maggiore che a noi riesce un po' strana ed arcaica.

Fra le sue opere vocali le maggiori sono la Passione secondo S. Matteo, la Messa in si minore, l'Oratorio di Natale, il Magnificat a cinque voci. La Passione suddetta (15 aprile 1729), una delle tre conservateci, segna un immenso progresso in confronto delle anteriori e delle contemporanee e come il testo è depurato dalle aberrazioni ed ingenuità di prima, così la musica si eleva ad altezze, quali Bach stesso di rado seppe raggiungere. E se anche in questa sublime opera il contrasto fra l'elemento sacro e mondano o drammatico le tolgono l'unità, ciò deve ascriversi non all'autore ma al genere di composizione, per cui lo vediamo spegnersi con Bach e sostituirvisi l'oratorio, nel quale l'elemento sacro e mondano si confondono in uno e formano un nuovo stile.

Nella musica istrumentale fu Bach che introdusse, come nessuno prima di lui seppe fare, le forme della musica polifonica vocale. Egli non creò la Sonata, la Suite, la Partita, la Fuga, ecc., ma tutti questi generi modificò e rinnovò in modo che fra le sue composizioni e le anteriori o contemporanee la somiglianza è poca o nessuna. La sua orchestrazione invece è semplice, quantunque non manchino specialmente nelle arie concertate tratti felici e nuovi impasti e combinazioni, che egli imparò senza dubbio dalle opere di Steffani. Fra la quantità delle sue opere istrumentali basti il nominare il suo Clavicembalo ben temperato, quella raccolta aurea di 48 preludî e fughe per cembalo, in cui Bach si palesa non solo sapiente teorico ma altresì poeta musicale, servendo la forma del preludio e della fuga ad esprimere sentimenti svariati ed affetti e facendo la profondità del pensiero e la bellezza melodica dimenticare la sapienza. Altre notissime sono la fantasia cromatica, il Concerto in re minore per pianoforte, la suite in re maggiore per orchestra, il Concerto italiano, le toccate e fughe, le sonate per piano e violino, le sei sonate per violino solo, i concerti brandeburghesi, ecc.

Bach fu sommo organista e come tale fu riconosciuto anche dai contemporanei. Le sue improvvisazioni attiravano la folla ed il celebre organista Reinken dopo averlo sentito in Amburgo (1721), gli rivolse le memorabili parole: «Credevo che quest'arte fosse morta, ma vedo che essa ancor vive in voi». Bach non fu del resto soltanto sommo organista ma altresì sommo nelle sue composizioni per organo ancor oggi insuperate. E difatti chi ha mai più superate le sue toccate e fughe, i suoi preludî ai corali nei quali la profondità e la ricchezza melodica e tematica sono inesauribili?

L'infinita ammirazione delle opere di Bach non deve però accecarci al punto di non riconoscere che non tutte raggiungono l'ideale della perfezione e che anch'egli, ciò che del resto è più che naturale se si considera la sua immensa produzione, molte volte lasciò correre la mano, fidandosi della sua prodigiosa sicurezza di maneggiare le forme più ardue del contrappunto. Allora anche Bach è soltanto un artista abilissimo ed è inutile cercare nelle opere scritte così, che non son poche, recondite profondità mistiche, alle quali certo l'autore non pensava e che neppur inconsciamente sentiva. E questo vale non soltanto per molte delle opere istrumentali ma ancor più per le cantate, scrivendo le quali Bach non poteva essere sempre invaso da compunzione religiosa ma voleva sopperire a bisogni liturgici, specialmente in un'epoca, in cui la religiosità s'univa ad un pietismo protestante barocco.

Gli elementi della musica di Bach sono i più svariati. Il fondamento ne è il corale protestante, ma egli studiò altresì e profittò delle opere di Palestrina, Lotti, Caldara, Frescobaldi, molte delle quali egli copiò di propria mano. Nella musica istrumentale sono Corelli, Vivaldi (Concerti), Marcello, Albinoni, Couperin, Froberger, Buxtehude ed altri che esercitarono un influsso palese sulle sue opere.

Fra i numerosi figli di Bach, quattro furono musicisti. Il maggiore, Friedemann (1710-1784), mostrò grande ingegno ed ebbe a maestro il padre, che su lui avea fondato le sue speranze. Organista della cattedrale di Halle, vi stette venti anni. Ma il suo carattere strano, la sua vita scapestrata lo trassero a rovina. Dedito al bere, cadde sempre più in basso, abbandonò il suo posto e vagò per la Germania, finchè morì in miseria a Berlino. Nei suoi momenti felici fu uno dei più grandi organisti del suo tempo, dottissimo in teoria e lasciò più composizioni, fra cui polonesi, cantate, sonate per piano e violoncello ed un concerto per organo che è degno delle migliori opere del padre.